di Michel Emi Maritato

Non fu suicidio per il giovane di Siracusa. Dalle rivelazioni di un pentito nuovi elementi di indagine

Angelo De Simone: la storia di una inspiegabile morte, in apparenza suicidio, costellata di colpi di scena. Ė il 16 febbraio del 2016 e Patrizia Ninelli, mamma del 27enne di Siracusa va a trovare il figlio. Lo spettacolo che si trova di fronte arrivando sulla veranda dell’appartamento è agghiacciante: il corpo del giovane è appeso a una corda. Un cappio al collo gli ha tolto la vita. Un gesto inconcepibile sempre messo in discussione dalla famiglia, tanto da far riaprire il caso dopo tre anni. Il cadavere, come riscontrato con un certo ritardo dagli inquirenti, si trova in una posizione strana per un impiccato con i piedi che toccano terra. In un primo momento le indagini si focalizzano sulla morte volontaria del giovane, padre di un bimbo di 9 anni amatissimo che avrebbe dovuto incontrare il giorno dopo la tragedia. I familiari non si arrendono a quella versione così, nel novembre 2019 arriva il rigetto all’archiviazione dell’indagine, richiesta dal pubblico ministero Davide Lucignani. L’inchiesta indirizzata a verificare l’ipotesi di omicidio non ha prodotto risultati e si vuole chiudere il fascicolo. Non la pensa così il giudice per le indagini preliminari Salvatore Palmeri che rimette in piedi l’impianto accusatorio. In base alla nuova piega assunta dalla vicenda, lo scorso 30 luglio è affidato ufficialmente l’incarico al medico legale Giuseppe Ragazzi, di Catania, che si occuperà di effettuare nuovi accertamenti sul cadavere, l’autopsia e una Tac per valutare in concreto se Angelo sia stato indotto al suicidio o, addirittura ucciso, mettendo poi in piedi la messinscena dell’impiccagione. Al momento, nel registro degli indagati risulta iscritto un pregiudicato con il capo di imputazione di omicidio volontario pluriaggravato. Ma i colpi di scena in questa vicenda si susseguono uno dietro l’altro. La storia assume contorni ancor più inquietanti quando entra in ballo la dichiarazione di un pentito, Mattia Greco, attualmente agli arresti domiciliari dopo la condanna comminata con l’accusa di traffico di stupefacenti nell’ambito della “Operazione Bronx”, una vasta indagine sullo spaccio nei quartieri popolari e nelle scuole della città siciliana. E ancora una volta, balza in primo piano l’accusa di approssimazione nelle indagini. Il fascicolo, ora nelle mani del Gip Palmeri, ha preso tutta un’altra piega, accogliendo l’opposizione all’archiviazione formulata dal difensore della famiglia del ragazzo David Buscemi. Proprio quella improbabile posizione con i piedi a terra, che non avrebbe mai consentito la morte per soffocamento e/o asfissia rimette tutto in gioco ma non solo. In un primo momento emerge tra le ipotesi il regolamento di conti con spedizione punitiva, simulando poi un suicidio per sviare le indagini. Al centro di tutto ci sarebbero affari di droga, probabilmente un debito che la vittima avrebbe contratto nei confronti del gruppo di trafficanti poi sgominato con l’operazione Bronx. Determinante, a tal fine, risulta la dichiarazione di Mattia Greco che avrebbe riferito ai magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catania che Angelo De Simone, anche lui entrato in un giro pericoloso dedito allo spaccio di stupefacenti, è stato ucciso da due persone che poi hanno simulato l’impiccagione, legando al collo della vittima una corda. Un sodalizio piuttosto organizzato, con base operativa nella zona nord della città, con cui il ventisettenne sarebbe entrato in contatto. Da quelle pagine depositate al gip Palmeri si scorgono altri particolari della vicenda, cioè che Angelo De Simone, così come sostenuto dalla difesa, sarebbe stato minacciato per il bidone fatto ai trafficanti di droga. Ma le sorprese non finiscono qui. Altre ipotesi sarebbero state formulate in seguito a ulteriori dichiarazioni del collaboratore di giustizia Greco, che ha riesumato una antica vicenda sentimentale in cui Angelo sarebbe stato coinvolto. La frequentazione sbagliata con la donna di uno dei trafficanti, proprio quello iscritto nel registro per cui, al momento, sarebbe traballante anche l’ipotesi del debito di droga, regalando a quella che sembrerebbe la vendetta di feroci trafficanti un finale da romanzetto rosa. Movente passionale quindi. C’è da credere al pentito? O si vuole così allontanare dal gruppo criminale un’altra pesante accusa, che potrebbe aggravarne le attuali imputazioni? Secondo la mamma di Angelo è il movente passionale ad aver armato le mani assassine. Non crede Patrizia Ninelli, al coinvolgimento di suo figlio in vicende di droga. Angelo non si sarebbe mai avventurato in affari loschi. O meglio, se si fosse trovato nei guai avrebbe sicuramente chiesto l’aiuto materno. E ora si procederà al riesame del corpo da parte del perito, analisi da cui dovrebbero scaturire altre certezze. Un omaggio alla verità, un altro dolore per la famiglia, perché è pur sempre uno strazio la scomparsa di un figlio e lo è ancor di più l’incertezza sulle cause della sua morte.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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