di Michel Emi Maritato

Nel 2016 la donna siciliana fece perdere le sue tracce. Oggi la famiglia chiede verità

Giusy Ventimiglia, un nome che all’opinione pubblica dice poco o nulla. Un caso di scomparsa o morte presunta che risale al 2016 e che non lascia tracce indelebili, come avviene invece con i grandi gialli che vedono al centro donne fatali, attraenti nobili del giro che conta, giovani e intraprendenti ragazze, mamme amorose nel fiore dell’età, bellezze spezzate con il dubbio del delitto passionale No, nel caso della 39enne Giuseppina di Bagheria – detta per vezzo Giusy – grandi occhi grigioazzurri che sembrano implorare aiuto, siamo di fronte a un abisso di disperazione, la storia di una donna fragile in preda alla depressione, ai disturbi alimentari, all’eccesso di fumo, alla deprivazione da abbandono, iniziato dall’infanzia con una mamma schizofrenica e un padre che deve pensare a crescere i figli. La vicenda inizia il 13 novembre alle 7:30. Una domenica mattina come tante in cui Giusy esce, in un orario insolito per lei e più tardi fa sparire le sue tracce, con l’unico appiglio relativo al suo cellulare, che avrebbe agganciato la cella di via del Fonditore, una strada sterrata e poco frequentata del piccolo centro del palermitano la sera di sabato 12 novembre, 12 ore prima della scomparsa. Il che fa dubitare persino sull’ora della sparizione, collocandola nella notte tra sabato e domenica e non la mattina del giorno festivo. Una fitta rete di misteri e anche qui, come in casi analoghi indagini incoerenti e tardive, depistaggi, false testimonianze, morte improvvisa di testimoni chiave. Una vita segnata dal dolore e dalle sconfitte, quella di Giusy, che trova rifugio in casa di suo padre dopo la separazione dal marito Michele, incontrato quando lei aveva appena 14 anni. Con il ragazzo, più grande di lei, insieme alla passione nasce un rapporto squilibrato mal visto dalla famiglia, che trova il suo coronamento con la classica “fuitina” sfociata poi in matrimonio, da cui qualche anno dopo nasce un figlio oggi ventunenne che Giusy non avrebbe abbandonato per nessuna ragione al mondo. Col tempo il rapporto si deteriora, complici le violenze dell’uomo che in breve diventano insopportabili, così la separazione è inevitabile. Da allora per lei inizia una discesa in basso da cui tenta invano di risollevarsi. In una ineluttabile coazione a ripetere, frequenta altri uomini sovente della stessa risma del marito, che finiscono col peggiorare il suo stato depressivo caratterizzato da disturbi alimentari che la portano a perdere 30 chili. Da ultimo, il personaggio con cui intesse una relazione è un uomo sposato, ben conosciuto in paese, che non gode certo di ottima reputazione. Tanto da colpire subito l’attenzione degli inquirenti della procura di Termini Imerese, che aprono un fascicolo con l’ipotesi di reato sequestro di persona contro ignoti, per poi modificare l’imputazione in omicidio iscrivendo un soggetto nel registro degli indagati. Della scomparsa non si dà pace suo fratello Salvo, che in questi anni ha sollevato l’attenzione mediatica lanciando appelli attraverso programmi televisivi e giornali, chiedendo risposte che al momento non arrivano. Così come, a detta della famiglia, non sono state puntuali le ricerche che anzi, si sono rivelate piuttosto lacunose, evitando di battere palmo a palmo la strada periferica che si perde nella campagna, che da ultimo ha conservato le tracce del cellulare di Giusy. E la morte per infarto dell’amica del cuore, che inizialmente sembra offrire una versione dei fatti poco dopo ritrattata. Su tutto l’ombra inquietante dello sfruttamento della donna, sempre in cerca di soldi, tanto da provocare una denuncia da parte di suo padre, che lamenta la sparizione di denaro e di valori dalla sua abitazione. Per questo, il timore del fratello Salvo Ventimiglia è che i sospetti ricadano sull’anziano genitore, un 70enne che sarebbe stato l’ultimo ad aver visto la figlia prima della scomparsa. Altro punto oscuro della vicenda è legato all’uso del denaro di cui, secondo la famiglia, Giusy non aveva certo bisogno, considerato il basso tenore di vita della donna. Si teme che alla base di tutto possa esserci lo sfruttamento da parte dei personaggi poco specchiati che frequentava, che la avrebbero addirittura indotta a prostituirsi. Parafrasando un conterraneo illustre e compianto, Giovanni Falcone, anche Salvo Ventimiglia suggerisce la strada per venire a capo del mistero di Giusy: “Seguire i soldi”. Piuttosto che concentrare l’attenzione su suo padre, un uomo che per i figli si è sempre sacrificato, bisognerebbe capire bene l’intrico di interessi insito nel giro poco raccomandabile che Giusy frequentava. Alcuni mesi fa gli inquirenti hanno sottoposto l’anziano genitore al prelievo del Dna, anche se al momento non sembra notificato nei suoi confronti alcun avviso. Sembra si stiano avvalendo delle testimonianze di un collaboratore di giustizia, pur mantenendo il più stretto riserbo. E mentre il criminologo Gianni Spoletti, consulente di parte, invoca una soluzione al più presto, il mistero è sempre più fitto.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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