di Marco Vittoria

Sul tema del diverso, su queste spinose questioni sociali che riguardano ormai ciascuno di noi, è stato scritto molto ed è ormai una cifra stilistica che, almeno in campo artistico, spesso si accompagna a sensibilità e intelligenza e non solo al mero gusto estetico dell’arte. E è il momento di parlare del nuovo singolo del cantautore toscano Tommaso Talarico dal titolo “La tua paura” pubblicato dalla RadiciMusic Records, con un bellissimo video a corredo di Claudia Sicuranza e Marco Mazzone per la regia e montaggio di Isabella Guglielmi. Come detto, si torna a parlare di canzone sociale, quella che parla della nostra vita, ogni giorno, della fin troppo strumentalizzata paura del diverso. Ecco dove fa leva Talarico: quanto è importante e corrotta la paura, quella che ci viene inculcata fin da piccoli, quella che è strumento di discriminazione e di grandi interessi commerciali prima che politici. In fondo è così che ogni cosa si muove, come anche nella diffusione di notizie in cui, per pregiudizi e per un fare ormai sdoganato, siamo pronti a condividere quel che la maggioranza ritiene famoso e a boicottare se non ignorare tutto ciò che dalla nicchia nasce e per la nicchia così è deputato a restare. Anche questa è paura del diverso…

Nuovo singolo per Tommaso Talarico. Nuovo singolo da una spiccata faccia sociale. Anzi direi quasi politica viste le problematiche di questa attualità… che ci dici?

Ho scritto questa canzone a febbraio 2018, mentre ero in viaggio tra Firenze e Torino. In quei giorni già si sentiva nell’aria quello che sarebbe diventato il tema dominante del nostro tempo, nel nostro paese ma anche altrove. Mi riferisco alla ricerca costante del capro espiatorio, del nemico da additare all’opinione pubblica, alla criminalizzazione di interi gruppi etnici o anche di interi gruppi sociali allo scopo di offrire alle persone impaurite un’identità comune a cui fare riferimento in un’epoca che non offre più molti appigli. Le persone si sentono spesso solo di fronte a cambiamenti che le terrorizzano, perché temono di perdere le loro già precarie certezze. Sono pulsioni che covano nascoste, finché non arriva qualcuno, un politico molto furbo o un demagogo, a portarle allo scoperto, per agganciare il facile consenso. E’ ciò che sta accadendo

Un brano che più della melodia è il testo a dettarne la bellezza. E questo da cantautore come ti fa sentire?

La forza di un testo non può prescindere dalla musica, secondo me. In questo caso testo e musica sono nati insieme, di getto, anche se poi ci ho lavorato per mesi, limando e modificando diverse cose. Curiosamente quando l’ho composta non avevo con me nessuno strumento, la melodia è nata nella mia testa, con uno sviluppo un po’ particolare, fatto di un saliscendi di tonalità. E’ un testo che un tempo si sarebbe definito da “cantautore impegnato”, una definizione che odio. Io credo che un cantautore, come uno scrittore o un pittore, possa esprimersi su tutto, raccontare sé stesso in relazione agli altri e al mondo. Nelle mie canzoni posso parlare d’amore o di politica, oppure magari di nulla di preciso. Il resto sono etichette che hanno fatto il loro tempo.

Ormai la musica è solo esercizio estetico non è così?

Non saprei. Credo che l’offerta di musica oggi superi di gran lunga la domanda. Se si è ascoltatori passivi, si può avere l’impressione che esistano solo certi generi, oppure che la musica sia solo intrattenimento. Però non è così, ci sono cose interessantissime in giro, perle nascoste che devono solo essere portate alla luce. Basta cercare.

Quanto siamo “controllati” secondo te? Quanta paura è instillata per un tornaconto preciso? Quanta paura è inutile e inesistente secondo te?

La paura è un sentimento umano, non dobbiamo sottovalutarla o disprezzare chi , secondo noi, prova paure ingiustificate, magari indotte dalla manipolazione delle notizie sui social, dalla semplificazione di tematiche complesse e dalla violenza di certo linguaggio pubblico. Semmai dobbiamo capirla, provare a smascherare gli avvelenatori di pozzi, che dalle paure altrui ricavano un tornaconto personale, soprattutto in termini di potere e controllo. I movimenti totalitari del secolo scorso avevano come comun denominatore la paura. Questo è un fatto, è Storia.

Questo singolo farà parte di un nuovo disco?

È possibile. Però sono abbastanza sicuro che non in questa forma, magari con un arrangiamento diverso, un cantato diverso. A distanza di soli tre mesi dall’uscita del brano ,nella mia testa si sta già modificando. Le canzoni vivono di vita propria, dobbiamo conceder loro il diritto di cambiare. Proprio come noi.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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