di Valeria Davide
I mass media , quotidianamente ci propongono articoli e servizi infarciti di termini stranieri e di cui spesso la maggioranza non ne capisce il significato. La nostra lingua italiana è la quarta più studiata al mondo, un valore diffuso grazie alla nostra buona cucina, alla musica, alla cultura e alle bellezze del nostro paese. Eppure molti termini inglesi oggi abitualmente ricorrono nei discorsi della politica e nei messaggi dell’amministrazione pubblica, negli articoli e nei servizi giornalistici ,quando hanno efficaci corrispondenti italiani. Perché non scegliere quelli? Perché, per esempio, usare jobs act quando si può dire legge sul lavoro, o fashion invece di moda, oppure big invece di grande, business invece di affari? Persino in Parlamento un argomento ha fatto sorridere ovvero la “Stepchild Adoption” (che permette, com’è noto, alle coppie omosessuali di avere un figlio) poiché tra i parlamentari che l ‘hanno approvata nessuno riusciva nemmeno a pronunciarne il nome correttamente , imbarazzati sotto l’occhio attento della telecamera. In questo modo, il nostro tessuto linguistico rischia di diventare una nuova lingua di mescolanze neologistiche che potrebbero alterarla, privarla della sua originalità. Una lingua Itanglese dove si perderebbe il lustro e la forma di un idioma che da Dante a Galileo, da Leopardi a Fellini è la specifica forma in cui si articolano il nostro pensiero e la nostra creatività, nonché le nostre origini che andrebbero tutelate come patrimonio di famiglia. La pronuncia dei termini itanglesi risulta spesso goffa per tanti, quindi senza screditare il vantaggio delle capacità bilinguistiche, senza voler fare nessuna crociata contro le lingue straniere ma solo per un gesto d’orgoglio verso la nostra amata lingua, e al fine di essere maggiormente chiari e democratici nella comunicazione verbale, non sarebbe molto meglio parlare come si mangia?
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