Donald Trump ci ha fregati. Tutti. Dai soloni del web, alle magniloquenti testate giornalistiche (ultima il Wall Street Journal) fino ad arrivare agli avversari politici e non. Hanno sbagliato tutti.
Quello che doveva essere un tracollo -finanziario, politico, sociale- ha portato al momento solo un rialzo nelle Borse statunitensi, fiduciose che Trump possa risollevare il Paese. Secondo i primi dati subito dopo lo squillo della campanella che segna la fine delle transazioni il Dow Jones ha guadagnato lo 0,35% e ha chiuso a 19.023,87 punti, un livello mai toccato prima ma atteso visti i continui ritocchi al rialzo delle ultime sedute. Il Nasdaq ha guadagnato lo 0,33% a 5.386,35 punti. Si tratta del sesto ritocco al rialzo del record dall’8 novembre per il Dow Jones. Dopo avere accolto l’elezione di Trump con un tonfo, Wall Street ha iniziato gradualmente ma rapidamente ad apprezzarlo. Trump dal canto suo ha rimodernato il gergo: non si parla più di muri con il Messico, ma di lavoro e di “inchieste sugli immigrati irregolari”. Toni moderati che mettono d’accordo le tasche di Wall Street con i razzisti del Ku Klux Klan che durante l’ultima seduta l’avrebbero salutato in diretta con uno spaventosissimo e raccapricciante “Heil Donald!”, paragonandolo ad Adolf Hitler. Il tono moderato -salvo alcuni sprazzi- usato dopo l’elezione è stato bene accolto dalla Borsa di New York e alcune delle misure che il Presidente eletto adotterà nei primi 100 giorni alla Casa Bianca dal 20 gennaio sono state apprezzate. Tra queste l’annuncio ufficiale del ritiro dagli Usa dall’accordo di Associazione Trans Pacifico (Ttp) che univa l’economia Usa a quella di altri 12 Paesi dell’area Asia-pacifica, esclusa la Cina. Lo stesso vale per l’annuncio di revocare i limiti imposti da Barack Obama alle trivellazioni petrolifere e per l’estrazione del gas e alla riapertura delle miniere di carbone. Tutte misure contro l’ambiente, secondo i suoi critici, ma che entusiasmano il mondo degli affari che detta legge a Wall Street.
Nel frattempo mentre lo stesso Presidente eletto è impegnato con le nomine, nei corridoi della Casa Bianca corre veloce l’ipotesi impeachment, come fu per Nixon, ma la maggior parte degli addetti ai lavori propendono per un paragone con l’allora presidente Reagan: un personaggio che, a dispetto di tutte le previsioni, si rivelò un buon Presidente. Intanto la Clinton risulta non pervenuta e i democratici si pentono di non aver scommesso su Sanders. Giustamente.

