Quando la poesia incontra il passato. Ne parliamo a Poeticando con Michele Bertoldo.
RICORDI di Michele Bertoldo
Questi fiori,
queste perdute mura,
la fuga dei ricordi…
Questo vocio appartato,
l’eco dei passi antica,
l’ombra di una sedia…
Un volto dimesso,
il riposo felino,
lo sbadiglio del tempo…
Il respiro di un lenzuolo,
un gorgheggio nel vento,
l’iride volta al cielo…
Una porta si schiude,
siede la quiete
sullo scalino…
Incontro l’amico Michele che non ama definirsi poeta ma che ha a mio parere tutta la stoffa per esserlo .Nei suoi scritti ho riscontrato non solo una poetica emozionale con capacità tecniche, ma si ha anche l ‘occasione di imbattersi in divertenti parodie, ironici pensieri e riflessioni personali davvero originali . La lirica che ho scelto è uno sguardo attento sui luoghi del passato, quelli d’infanzia che si fermano nello scatto dei ricordi e che vivono in ogni piccolo particolare nella nostra mente come se il tempo si fermasse. L’infanzia ha luoghi sicuri : la casa, la scuola, il giardino e nel ricordo emergono come le braccia amorevoli di una madre; si fissano i piccoli dettagli pieni di significato, come per me ad esempio lo era la mattonella del bagno con una scheggia che a fissarla pareva avesse la forma di un orso col figlio che mi osservava e fantasticavo storie su questi due personaggi. E poi la strada da percorrere per la scuola o il vecchio negozio del fornaio.. E il tempo non scorre: si cresce, gli interruttori della luce ai quali non si arrivava nemmeno in punta di piedi improvvisamente sono davanti ai nostri occhi, la bici del fratello più grande, che avevamo sognato per almeno due anni, diventa ridicolmente piccola, ma tutto rimane uguale nella nostra mente .Leggo e sento tra i versi di Michele sopratutto la sensazione di pace nel “vocio appartato, nel respiro lento del lenzuolo sul sonno di un felino all’ ombra di una sedia” ..Parole tenere che trasmettono la quiete dei pomeriggi andati, lontano nel tempo dove tutto era leggero e dove si voleva diventare presto grandi , divertendosi a giocare al papà di famiglia con una sigaretta tra le dita fatta con un pezzo di carta. Un tempo mai perduto dentro.
Mi piace quel verso che recita “ l’iride volta al cielo “, perché era lo sguardo di bambino fiducioso,speranzoso e pregno di futuro che guardava al cielo non solo per riempirsi di meraviglia,ma, anche in segno di sfida e di desiderio di voler aprire le braccia all’immenso che ci circonda. Quanto si perde di quello sguardo crescendo , quanto cambia il nostro modo di guardare quel cielo. E allora dovremmo ritornare spesso a quella ” porta schiusa del passato su quello scalino dove riposarsi ancora..”, per ritrovare il sapore della vita e la voglia di meravigliarsi ancora sulla bellezza di quei fiori, che sono i nostri giorni che il tempo tra uno sbadiglio e l’altro non ha mai appassito nel terreno dell’anima. Grazie Michele per averci raccontato la tua nostalgia in versi e illustrato quel giardino della tua infanzia che ha visto crescere i tuoi pensieri e ha coltivato la tua voglia di crescere emozione dopo emozione .
Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)
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