L’ufficialità è giunta nelle scorse settimane, ma i tabloid europei hanno bypassato la notizia non ritenendola degna d’importanza o comunque postponendola alle Olimpiadi di Rio 2016. Ma le elezioni in Russia sono forse l’argomento più importante, pari a quelle statunitensi: chi definirà la linea politica del Cremlino per gli anni a venire?


La commissione elettorale russa ha completato le procedure di iscrizione necessarie per stilare la lista dei partiti che si sfideranno alle prossime elezioni politiche, fissate per il 18 Settembre prossimo. In tutto le sigle che si contenderanno i seggi alla camera bassa del Parlamento saranno 14. Oltre al partito di governo di Vladimir Putin, Russia Unita, nella lista figurano il Partito Comunista, il partito Liberal-Democratico, Piattaforma Civica, Parnas (il partito cofondato da Boris Nemtsov, trovato morto all’indomani di una manifestazione contro il governo Putin, ed ora guidato da Mikhail Kasianov) e Yabloko.

Calerà su Putin l’ombra del ritiro? A dirlo è proprio l’interessato che già lo scorso anno ha dato questa impressione.
La questione della sua ricandidatura è stata affrontata nel corso di un incontro con Simon Bartley, presidente di WorldSkills International, società che organizza i campionati mondiali di abilità professionale, per i quali si è candidata per il 2019 la città di Kazan. Nel corso del colloquio, mister Bartley ha spiegato che la candidatura di Kazan potrebbe beneficiare del desiderio di Putin di prendere parte alla cerimonia di apertura e chiusura dei campionati. Un assist per Putin, il quale ha letteralmente gelato il suo interlocutore: “L’evento di cui parliamo dovrebbe svolgersi nel 2019. Le elezioni presidenziali in Russia sono nel 2018. Non sono sicuro -ha proseguito- su chi sarà il capo di Stato russo, ma con piacere prenderà parte a questi eventi“. Una frase chiarissima, che non sembra lasciar spazio a fraintendimenti. Fino ad oggi Putin non si era mai sbottonato sulla possibilità di candidarsi nel 2018 per quello che sarebbe il suo quarto mandato.

I dubbi sono tanti, ma è certo che questa sarà una chiamata alle urne dal volume eccezionale, la più imponente degli ultimi anni. Inoltre, per quanto riguardo la Duma, verrà introdotto per la prima volta il sistema misto: 225 deputati verranno eletti sulla base delle liste dei partiti, mentre i restanti 225 proverranno dai distretti elettorali territoriali. Sono iniziate quindi le campagne elettorali dei partiti, che già da febbraio hanno organizzato congressi e meeting, come Russia Unita e la Coalizione Democratica.

Il 5 e 6 febbraio a Mosca si è tenuto il congresso del partito al governo Russia Unita (Edinaja Rossija), dove è stato abbozzato un primo programma elettorale, che verrà poi messo a punto al secondo congresso, in programma per giugno. Il Consiglio Supremo del partito ha visto una rotazione di membri piuttosto importante, di circa un terzo, e per i prossimi anni ne è stata prospettata una del 15% ogni 12 mesi. Fuori quest’anno ex-governatori, ministri federali, politici implicati in cause civili (come l’ex presidente della repubblica di Kola Gajzer e l’ex governatore della regione di Brjansk Denin), dentro personaggi di spicco della cultura (come il rettore dell’Istituto Statale di Cultura di Mosca Lobanov e la redattrice capo della testata “Kul’tura” Elena Jampol’skaja), della televisione (il presentatore Petr Tolstoj) e anche il direttore generale dell’Aeroflot Savel’ev.

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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Di Simone Dei Pieri

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