Lo sapevamo già da tempo, si subodorava, si era già diffuso nell’aria l’odore di un abbandono. Il terrore ha squassato i mercati, la Borsa di Milano non ha aperto in mattinata per eccesso di ribasso e quando ha aperto ha registrato un crollo di -10 punti percentuali.
Ad onor del vero, è stata una triste battaglia. Il fronte anti-Brexit è stato foraggiato, sponsorizzato da tantissime star cinematografiche e non, sostenuto e auspicato da tutta l’Europa, spinto dalle minacce di Juncker, ma non ce l’ha fatta. Il referendum consultivo sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione Europea si è accasciato sul lato dei ‘no’, degli ‘out’, dei ‘leave’, di coloro ai quali la gentile concessione della sovranità monetaria non è bastata e che hanno rivendicato -con un piccolissimo margine, è il caso di dirlo- la propria sovranità dall’UE.
Si tratta dell’ennesimo problema per un’Europa instabile e fondata più su un pilastro economico, che su uno prettamente socio-politico, incapace per molti versi di guardare oltre le banche ed i numeri su un grafico, di andare oltre le Borse e di pensare anche un po’ ai cittadini.
La gestione dei rapporti con la Turchia e i migranti, i rapporti catastrofici con Vladimir Putin al Cremlino, la diplomazia fallimentare con gli USA di Obama e l’emergere dei partiti nazionalisti in quasi tutti i Paesi UE: c’è parecchia carne sul fuoco per gente che ne capisce, figurarsi per chi non ha particolari attitudini a temi economici o politici e dovrebbe sentirsi “parte di qualcosa” che però in realtà non c’è.
Cameron ha dichiarato le proprie dimissioni, Renzi in Italia ha indetto una conferenza stampa straordinaria rassicurando i mercati, i correntisti e tutti coloro (soggetti economici e non) che si sono lasciati giustamente traumatizzare da questo colpo grosso della Gran Bretagna.
Nel frattempo, festeggiano Marine Le Pen, Salvini e tutti i movimenti euroscettici con un ghigno sornione che sembra più un malcelato “noi ve l’avevamo detto!”. I Governi dei restanti Paesi europei, in ogni caso, rimarranno positivamente colpiti dalle grazie concesse nei prossimi mesi da un’Europa facilmente tenibile in scacco con la minaccia di altre “exit”.

