Le imminenti elezioni USA 2016 porteranno alla compiuta realizzazione del “dopo-Obama” sia sul fronte elettorale, indicativo per gli anni che verranno e per la rotta che prenderà la Casa Bianca nel prossimo decennio, sia -e questo non è sottovalutabile- sul fronte geo-politico e militare, tanto all’interno dei 51 Stati attualmente in fermento, quanto all’esterno, in quelle aree belliche troppo delicate per essere maneggiate da uno sprovveduto seduto sulla poltrona più importante del mondo.

Su questo sfondo logoro si è stagliata la figura grottesca di un Donald Trump rampante, un novello Silvio Berlusconi in salsa statunitense, razzista, miliardario, con capello simil-parrucchino biondo-ossigenato. Dopo le solite bordate contro immigrati e statunitensi “non di razza” a suo dire (curioso per un Paese fondato sugli emigranti europei) e il sostegno alle armi in ogni casa americana, Trump si sta sempre più affermando come il candidato ideale del Partito Repubblicano. Questo perché, a dire il vero, un candidato degno di questo nome non c’è mai stato.

La campagna elettorale di Trump poggia sugli errori di attribuzione che ogni buon politico conosce: trovare qualcuno a cui dare la colpa e ripetere incessantemente fino a convincere (e convincersene) che le cose “devono cambiare“.

Se i terroristi sono ormai una minaccia di tutti  i giorni, non solo negli States ma anche in Europa, è anche vero che il terrore dilagante ha portato confusione nelle teste degli elettori, annullando ogni ragionevole dubbio su quanto sostenuto da Trump, ossia che “tutti gli immigrati sono possibili terroristi“.

Nel frattempo a sinistra un’alleanza tacita tra il Sen. Bernie Sanders e la papabile prima donna alla Casa Bianca, Hillary Clinton, mette in dubbio la forza dei democratici, scoprendo il fianco ad attacchi e paure interne.

E se i democratici non sanno mettersi d’accordo nemmeno su argomenti rilevanti come, ad esempio, la pena di morte (la Clinton si professa favorevole, Sanders convintamente contrario), dall’altra parte si pensa ad un modo efficace per scaricare Trump senza troppo rumore. Ma l’azione è resa difficile dal crescente consenso del miliardario.

Su una cosa non c’è dubbio: il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America avrà tanti problemi da risolvere, dal terrorismo, alla disoccupazione crescente, sino ai recenti disastri ecologici e all’esaurimento di risorse.
Una risposta è stata data da entrambi i candidati democratici, proponendo il sostegno di Wall Street alle rette universitarie della classe media statunitense ad esempio; i repubblicani nel frattempo, pensano che la scelta migliore sia quella di costruire un enorme muro intorno agli Stati Uniti, per arginare l’affluenza dei migranti.

A ciascuno il suo.

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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Di Simone Dei Pieri

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