Ho ventidue anni. E una decina sono gli anni che mi separano dalla prima ‘sfornata’ di nativi digitali a tutti gli effetti. Sto in mezzo: come una sorta di stargate generazionale. E proprio per questo forse godo di un osservatorio privilegiato, che mi consente di percepire le differenze, sottilissime e al tempo stesso abissali, tra la generazione di Jeeg Robot d’Acciaio (mio padre) e quella di Justin Bieber e Miley Cyrus (i liceali d’oggi).
E non per questo mi ritengo certo migliore o peggiore di loro.
Ora, se per noi che in cinque anni siamo passati da Windows 95 a Windows XP può essere semplice vivere interconnessi e vivere consapevolmente l’era digitale, chattando quando non si potevano usare gli SMS, medesimo ragionamento non è fattibile per i “figli del ventunesimo secolo”.
Includo tutti quei ragazzi a cavallo degli anni duemila che pur vivendo sempre connessi, collegati, completamente assorbiti da smartphone e social network, in realtà rischiano di rimanere per sempre sconnessi, dalla realtà, che continua a vivere anche senza loro.
Nasce dunque la definizione di “bimbominkia“, lievitata negli ultimi anni. Ho preso in prestito questo piccolo decalogo per tracciare le linee guida da seguire per comprendere, agli occhi di un trentenne, cosa/chi siano i bimbiminkia:
1- Un bimbominkia è quello che per capire se lo è (o come iniziare ad esserlo) cerca “bimbominkia” su Google;
2- I bimbimonkia che cercano “bimbominkia” su Google cliccano subito i primi risultati, che sono la pagina “bimbominkia” di Nonciclopedia e la domanda “Cosa vuol dire essere bimbominkia?” su Yahoo Answers (e a scrivere queste pagine saranno stati probabilmente altri bimbiminkia);
3- Un buon bimbominkia che si rispetti utilizza le emoticon come se piovesse: le inserisce ovunque, nello status di WhatsApp e finanche nel nickname, facendo a gara a chi lo addobba di più;
4- Per essere un bimbominkia dovrai stravolgere la lingua italiana: non ti basterà scrivere rigorosamente “in codice fiscale”, ma dovrai imparare a combinarlo al “numerese” (X 3s, s3 l3gg qt cs tr4 pr3nts 6 d4vv 1 OK);
5- L’unica cosa che di “skuola” interessa davvero al bimbominkia è ScuolaZoo (e non sei nessuno se il tuo video non ha almeno 1000 like su Youtube e altrettanti sulla pagina Facebook di ScuolaZoo);
6- Se non condividi ogni giorno su Facebook i video di ScuolaZoo e quelli di Francesco Sole non sei un bimbominkia (come non sai chi è Francesco Sole? Non sei un bimbominkia! “Cazzata!”);
7- Un bimbominkia crede che i video dei Nirkiop siano veri, e che i protagonisti in realtà siano dei pluri-ripetenti che passano il loro tempo a fare video per Youtube;
8- Non sei un bimbominkia se non hai all’attivo almeno un centinaio di selfie davanti allo specchio del bagno (a petto nudo e con la faccia da duro, se sei maschietto, con un super push-up e le labbra “a culo di gallina” se sei femminuccia);
9- Gli auricolari?! Ma va là, un buon bimbominkia che si rispetti usa cuffie enormi e dai colori sgargianti! E le usa anche se non ascolta la musica: perché sono fashion!
10- Il bimbominkia gioca sempre “alla Play”: il bimbominkia e “la Play” sono una cosa sola. Se non hai “la Play” non sei nessuno. E se non giochi a Fifa in remoto (con altri bimbiminkia) sei uno sfigato.
Lo smartphone è per loro mamma, fratello, migliore amico, insegnante.
SERVE UN LOGOUT DALLA VITA MULTIMEDIALE
Tutto ciò è reale. Al limite tra il serio e il faceto. Ma se riflettiamo su questa generazione -piuttosto che sulle altre che verranno- ci rendiamo conto che in realtà sono totalmente assenti dei punti di riferimento, degli esempi, dei valori-base su cui fondare, e che quindi è facile “crescere” a latte e TV. O smartphone, se la TV è spenta o inaccessibile.
Pensandoci un attimo, è naturale vedersi capovolti nelle vesti degli “smarriti digitali”, lavorando con il web e sul web, sino a raggiungere l’isteria quando arrivano i problemi di connessione, quasi in bilico tra felicità e rabbia, isteria.
Asma da wi-fi. Cosa accadrebbe se per un mese o due non fosse possibile collegarsi a nulla? Questo è, in definitiva, l’interrogativo che ho sviluppato nei giorni scorsi.
In sostanza, siamo convinti che esista vita all’infuori dei social network e, in mancanza, della TV?
Il bimbominkia non è uno stile di vita, come essere rockettaro, punk o hiphopper. La loro è un’abitudine, uno status perenne. Non lo fanno per emulazione, questa è vita per loro.
Non c’è più distinzione tra avatar e reale.

