Un guida, una sorta di tutoraggio. Un modo per accompagnare i comuni al ripristino della legalità senza privarli della guida politica. Tra lo scioglimento e l’intervento chirurgico in alcuni settori della macchina amministrativa capitolina si fa strada così la terza via. A proporla è la presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi nelle sue comunicazioni su Mafia capitale. “Vista l’oggettiva straordinarietà della situazione di Roma – ha detto la presidente all’organismo bicamerale – servono strumenti straordinari che il governo dovrebbe adottare, come un decreto legge che traendo spunto dalla situazione romana, introduca strumenti ad hoc per affrontare le difficoltà di quei comuni molto grandi non da sciogliere o infiltrati solo in parte”. Del resto, quanto accaduto è sotto gli occhi di tutti. E la presidente lo ricorda: “La situazione è gravissima – ha detto – se un comune grande che è la capitale d’Italia si mostra fragile e indifeso davanti a una piccola mafia, a un sodalizio criminale, che ha occupato spazi rilevanti condizionando pesantemente l’azione politica e amministrativa”.
Non a caso, i giudici del tribunale del Riesame di Roma – che decide sulla legittimità delle misure restrittive emesse dopo gli sviluppi dell’inchiesta Mondo di mezzo di mafia capitale – nelle pagine delle motivazioni scrive che il quadro indiziario, rispetto a quello emerso dopo gli arresti di dicembre: “risulta oggi ancora più grave in quanto sono emerse nuove condotte degli indagati di corruzione, al fine di agevolare l’associazione mafiosa di cui fanno parte, con un’attività che è durata fino al giorno del loro arresto”. “Ostinarsi a non sciogliere il comune – attacca Maurizio Gasparri, senatore Fi – vuol dire sfidare i principi elementari della legalità. I funzionari dello Stato incaricati dalla prefettura sono arrivati alla conclusione dello scioglimento. Il Tribunale del Riesame ci offre questo ulteriore spaccato. Chi continuerà a difendere, all’interno dello Stato, Mafia capitale?”. Da parte sua il movimento Cinque stelle chiede che venga applicata la legge: “Una relazione – spiegano i pentastellati – dove si chiede una legge diversa per sciogliere i comuni grandi quanto Roma, quindi implicitamente il comune di Roma va sciolto ma nessuno ha il coraggio di pronunciare queste parole e si continuano a generare mostri giuridici: un commissariamento a pezzi quello di Gabrielli, una nuova legge la proposta Bindi, ma se applicassimo la legge e basta?”.
Sarà il ministro dell’Interno Angelino Alfano a pronunciarsi sul futuro del Campidoglio. Le relazioni sono sul suo tavolo. La decisone non tarderà ad arrivare. In Comune l’attesa cresce. Dalla decisione del titolare del Viminale dipenderà anche la fase due della giunta Marino, quella del rimpasto di giunta. Ma da una ricerca condotta dal Confcommercio Roma, per il 55,2 per cento delle imprese romane del terziario il chirurgo dem avrebbe dovuto dimettersi subito dopo la vicenda di mafia capitale.



