La vocazione diplomatica del Vaticano è antica, ma ancor oggi ottiene grandi risultati.
Poco dopo la dipartita di Papa Roncalli, i Paesi che intrattenevano regolarmente rapporti diplomatici con il Vaticano erano appena 40, che raggiunsero la quota di circa 170 quando vide il tramonto il pontificato di Giovanni Paolo II.
Ad oggi la Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche con più d 182 Paesi e ben 32 organizzazioni internazionali, inclusa la Lega Araba. Negli anni è arrivata a siglare una novantina di Conordati caldamente auspicati sia dalle diocesi locali naturalmente, ma anche dagli Stati che per la loro situazione particolare non possono assicurare alla popolazione beni essenziali quali assistenza sanitaria e servizi scolastici, delegando per ciò la Chiesa cattolica.
La vocazione è antica, ma la rete di contatti dello Stato più pccolo della Terra è cresciuta esponenzialmente negli anni.
Su ogni manuale di diritto diplomatico si parla dell’episodio del ponte e delle due carrozze, una dell’inviato papale, l’altra di quello imperiale: i giannizzeri si scontravano e chi vinceva passava per primo. Successivamente furono poi introdotte le regole di precedenza diplomatica.
La ottenne il Papa per il suo primato spirituale sull’Impero.
Con queste ed altre premesse, quella del 2015 si è rivelata una primavera florida per la diplomazia vaticana: a fine Marzo difatti si è vista brillare la luce di Pietro Parolin, segretario di Stato di Papa Francesco, ufficialmente invitato dal governo panamense ufficiosamente presente per creare un ponte con gli Stati Uniti di Obama. La “Cumbre de Las Americas” summit che unisce gli Stati nord e sud-americani, con i ‘poteri forti’ del neocolonialismo a stelle e strisce, non è mai stato un “luogo per preti” volendo parafrasare Repubblica.
L’occasione quest’anno era molto interessante, in quanto apriva per la prima volta le porte al Presidente di Cuba Raùl Castro, il fratello di Fidel. Il Papa già lo scorso anno aveva ricordato l’importanza del SudAmerica (il 24 Marzo 2011 per esattezza!) ad Obama, precisando che “il futuro degli USA in America Latina passa da Cuba!“. Ed oggi ci siamo ritrovati a dover festeggiare l’incontro tra Obama e Castro e la chiusura delle ostilità.
Con lucidità la diplomazia vaticana attende che i processi storici maturino.
E ci sta riuscendo più che bene.

