Da circa due anni, quando non esercita il judo (ha reintrodotto l’obbligo di allenamento psicofisico in Russia con l’aiuto di Steven Seagal) Vladimir Putin, uno dei più discussi leader politici del pianeta, dedica il suo tempo ad un’ambiziosa opera letteraria: un manuale di Storia unico, per tutte le scuole di Russia, che si limiti a “raccontare i fatti senza manipolazioni ideologiche” citando l’ufficio stampa del Cremlino.
Il progetto, per i più attenti, ha naturalmente rievocato tristi riferimenti al passato sovietico e più in genere alla tentazione, manifestata da tutti i regimi totalitari, di imporre la propria verità come “storica” e quindi come “certa e assoluta”.
Al di là delle valutazioni personali e dell’impegno, Putin non è ancora riuscito nell’impresa appieno: le bozze e le proposte elaborate da una commissione apposita, formata dagli accademici più fidati scelti direttamente da Putin stesso, non hanno soddisfatto il Presidente.
Le legge attentamente, ne censura alcuni passaggi (pardon, corregge!) invita gli studiosi ad “approfondire” alcuni capitoli e a “semplificarne” altri, ma la verità storica di Putin resta ancora un miraggio. A dire il vero sono numerosissimi i progressi fatti, in quanto fino allo scorso anno i docenti russi avevano la possibilità di scegliere tra ben 87 manuali, mentre adesso si è arrivati a 3 sole scelte.
Assenti ingiustificati, peraltro, nelle pagine della storia contemporanea personaggi come gli oligarchi ribelli Khodorkovskij e Berezovskij… mentre la crisi ucraina e l’annessione della Crimea vengono trattate in quasi 30 pagine, seguendo le posizioni ufficiali del Cremlino.
Putin non è soddisfatto dell’andamento del progetto, a sentire le indiscrezioni, e chiede uno sforzo maggiore ai suoi delegati accademici.
E probabilmente, nel frattempo, inizia a comprendere che forse una “verità unica” non esiste.


