Di Cristiano Ottaviani
La crisi greca è solo la punta di un iceberg. L’ Unione Europea, il progetto che e’ stato al centro delle nazioni del nostro continente dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra essere destinata a fallire.
L’Euro, difeso dai banchieri, dai tedeschi oltre che dagli stati e dai poteri che traggono vantaggio ad essere vassalli della Germania, è una delle più gravi allucinazioni della storia contemporanea.
Ad alimentare il mito della moneta unica e a creare l’attuale status quo, hanno contribuito sia gli utopisti in buona fede, sia i cinici ingannatori che hanno saputo sfruttare gli eventi per costruire un sistema recessivo, speculativo e al tempo stesso autoritario.
L’Italia è la principale vittima dell’euro. Questo giudizio all’ estero è condiviso anche da diversi economisti che hanno vinto il premio nobel, ma nel nostro paese non è affrontato come sarebbe invece doveroso. Il problema dell’Unione però non e’ solo economico.
A differenza degli orgogliosi greci, noi italiani, anche per motivi religiosi, siamo stati educati ad un perenne senso di colpa e ad avere complessi verso ogni popolo purché non sia il nostro.
I tedeschi, ancora una volta, si stanno mostrando incapaci di assumere leadership politiche complesse a causa della loro rigidità, mentre gli Stati Uniti vivono la più grande crisi di identità della loro storia.
Il nostro continente è sopravvissuto a due terribili conflitti mondiali e porta con sé ancora le cicatrici di quegli eventi.
La formula europeista, “suggerita” nel dopoguerra dagli americani, popolo di grandi pregi ma di cultura storica dozzinale,è astratta. Questa visione si basa infatti sulla progressiva cancellazione di ogni senso di appartenenza patria in nome di una scontata e crescente integrazione sovranazionale. Fin quando la guerra fredda e la parentesi del generale De Gaulle hanno imbrigliato questo abbaglio, abbiamo assistito ad una pacifica e prospera cooperazione di stati sovrani; quando invece si è andati oltre, in nome di uno sfrenato europeismo, il nostro continente è diventato un letamaio, esposto al potere degli usurai e delle nazioni più prepotenti.In questo modo la diffidenza, se non l’odio, tra europei sono purtroppo cresciuti.
Ci hanno rubato la patria e perdere la capacità di “curare la propria “terra”, significa smarrire l’ identità collettiva, così come non avere più la possibilità di trarre soddisfazione dal proprio lavoro o di costruire una famiglia, rappresenta per la maggior parte delle persone la rinuncia ad un sano sviluppo del proprio io. Questo inquietante contrasto, tra il potere con la sua retorica astratta e i problemi concreti dei cittadini, rischia di dare sempre maggiore consenso ad un nazionalismo chiuso e aggressivo.
A causa di questa alienazione gli europei , in maniera ancora più grave degli americani, hanno perso la capacità di combattere e di sperare in un futuro migliore, oltre che l’indispensabile fiducia che occorre per mettere al mondo dei figli.
Eppure neanche 100 anni fa, alla fine della grande guerra, si poteva andare da Baghdad al Cairo e poi a sud fino a Città del Capo , tra le note del Rule, Britannia e senza mettere piede in un lembo di terra, che non fosse sotto lo sventolio dell’ Union Jack .Il mondo non era solo inglese, ma europeo, gli stessi americani ci imitavano.
Francia e Inghilterra, che ancora alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso, avevano grandi imperi, oggi non sono capaci che di chiudersi in se stesse e di attendere scodinzolanti gli assegni dei principi islamici wahabiti .
Non siamo neanche in grado di renderci conto che il nostro continente sta subendo un’ invasione. Mediorientali, africani , magrebini, grazie agli sbarchi incontrollati, sono sempre più numerosi. Bisognerebbe seriamente chiedersi se, a causa della nostra popolazione sempre più vecchia, la nostra civiltà, legata ai diritti dell’uomo e alla supremazia del metodo scientifico e razionale, possa sopravvivere al trasferimento sempre maggiore di abitanti provenienti dal terzo mondo. Il problema è ancor più grave, se si pensa che milioni di questi immigrati professano una fede religiosa storicamente estranea ,se non del tutto antitetica e ostile, rispetto alla nostra cultura.
Un antidoto potrebbe essere rappresentato dal cristianesimo orientale.Questa antica tradizione, per secoli custodita nei sacri monasteri, si presta ad integrare il cattolicesimo postconciliare, fortemente amorevole e apostolico ma irenico e clericale, con la sua raffinata teologia neoplatonica e con un’idea dell’uomo attenta all’ ordine naturale e allo spirito di giustizia, equilibrio, amore patrio, oltre che ad una sana misticità. La chiesa cattolica maronita ad esempio sta dando, in piena guerra,eccellente dimostrazione di questi principi.
L’alienazione, il grande incantesimo prodotto dai circoli di potere con il desiderio di custodire il loro ordine con il caos, non ci vuole far comprendere come oggi per l’Occidente sia possibile sopravvivere accogliendo nel nostro sistema democratico liberale, valori tradizionali di cui troviamo traccia nella parte orientale della nostra civiltà, con la quale invece giochiamo pericolosamente a farci la guerra.

Mosca teme la sovversione islamica jihadista più di ogni altra cosa. La barbaria dei fondamentalisti è sentita come un pericolo anche dai popoli del Maghreb, del Medio Oriente e dell’africa subsahriana, oltre che dagli occidentali preoccupati per il terrorismo e desiderosi di risolvere l’esodo a cui invece stiamo assistendo impotenti.
L’Occidente ha perso, prima ancora che il senso della realtà, quello della storia. L’Europa malata della bce e della Merkel non può capire come il “no” referendario dei greci di Tsipras sia, prima che una decisione politica o economica, un disperato tentativo di richiamare il nostro continente alla vita.
La nuova cultura materialistica ed economicistica ignora l’espressione “la bellezza salverà il mondo”, scritta dal poeta russo Dostoevskij; né sa che nel 312 d.c, alla vigilia della battaglia da cui nacque un nuovo impero di mille anni e soprattutto la più gloriosa civiltà della storia dell’uomo, giunta forse oggi alla fine; quando Costantino ebbe la visione della Croce e lesse la frase “con questo segno vincerai”, “ Εν Τουτω Νικα”, Dio parlò in greco.


