Di Cristiano Ottaviani
Per comprendere chiaramente quello che sta avvenendo in Grecia,bisogna aver presente che la finanza parassitaria sta attaccando Tsipras non per motivi economici, ma politici. Lo scopo degli oligarchi è quello di mostrare che è impossibile un’ alternativa al nuovo ordine mondiale e alla sua austerità. Tsipras, con generosa ingenuità, ha provato a sostenere il contrario ed è stato duramente punito. Ha cercato di negoziare, in modo molto flessibile e realista; ma avendo sbagliato strategia è stato inchiodato nella sua posizione dagli euristi e così, disarmato, non ha potuto far altro che indire un referendum apparentemente destinato a fallire.
Il premier greco chiama i suoi connazionali a scegliere se accettare o no le condizioni capestro proposte dai tecnocrati dell’Unione tra cui un ulteriore taglio delle pensioni.
Il popolo ellenico, che non ha davanti a sé una vera alternativa, voterà terrorizzato.
Tsipras è solo nella sua politica. Non lo aiuta un presidente goffo e senza coraggio come Hollande né, lo citiamo per dovere di completezza, la macchietta umana Matteo Renzi. Il suo socialismo, purtroppo utopistico che tanto somiglia a quello di Allende, ha il difetto di avere sbagliato analisi sui problemi e sul modo in cui uscire dalla crisi.
Il nodo della questione non sono i debiti, ma l’Euro. La moneta unica è uno strumento autoritario e nemico delle democrazie dei popoli, il suo fine è imporre linee economiche svincolate dalle esigenze dei cittadini a favore dei desiderata degli interessi speculativi dell’alta finanza. Senza partire da questa premessa è difficile sviluppare una strategia coerente.
Tsipras ha sbagliato anche i tempi di ciò che avrebbe potuto fare. Dopo la prima negoziazione, con il credito ancora disponibile, avrebbe dovuto chiedere freddamente al suo popolo se restare o no nella moneta unica, o ancor meglio assumersi direttamente questa responsabilità, visto che diritti come quello della sopravvivenza e della dignità dell’uomo, non possono essere sottoposti al parere delle maggioranze. Ha pensato invece, commettendo molto probabilmente un errore fatale, di poter ottenere concessioni, restando dentro il sistema della moneta unica.
Comunque andranno le cose la sinistra e i democratici dopo il 5 luglio dovranno interrogarsi sul nesso che lega la democrazia alla nazione, per non lasciare questo tema ad appannaggio della destra estrema e dei liberisti di ritorno.
Se, come è molto difficile, Tsipras vincesse il referendum, avrebbe la fiducia piena per poter con orgoglio e fierezza uscire dall’euro. Qualsiasi altra politica non potrebbe essere invece che una resa mascherata e un suicidio. Se passassero i no, anche il suo peso contrattuale si rafforzerebbe.
Dal 6 luglio, nel caso in cui Tsipras vinca, Putin inizierà uno stalking selvaggio verso il governo di Atene, la Cina mostrerà intenzioni tutt’altro che platoniche mentre Obama, che fino ora ha fatto una politica estera in attesa degli Alcolisti Anonimi, sempre che la diplomazia U.S.A sia ancora decisa dalla Casa Bianca, sarà costretto a correre ad Atene per evitare abbracci fatali.
Molto facilmente ad imporsi saranno gli euristi con tanto di festeggiamento, moniti e sermoni soprattutto a casa nostra.
L’incognita è rappresentata dall’arroganza dei banchieri e dei loro camerieri, che con troppa isteria hanno squittito stizziti, al dignitoso, per quanto scomposto, tentativo greco di uscire fuori dalla gabbia di fame scientificamente creata negli ultimi anni.
Draghi, che è il più lucido di loro, ha provato a gettare acqua sul fuoco convinto che Tsipras si sarebbe tranquillamente logorato nel giro di pochi giorni, ma gli oligarchi, che poi sono i suoi azionisti, hanno imposto la linea dura.
Tutto ciò mi conferma l’idea che gli eurocrati non sono grandi nemici.La loro forza è la nostra mancanza di consapevolezza. Avessimo avuto i nazisti, i marziani o chissà quali granitici militari ,forse la coscienza collettiva con più facilità avrebbe percepito quello che stiamo vivendo. Ma,purtroppo, ci tocca l’onta di essere governati a livello occulto da una massa di barboncini cattivi, piccoli esseri che vivono di vanità da salotto e che probabilmente firmerebbero un trattato internazionale di resa senza condizione dopo un paio di tottò al sedere. In altre epoche questi tipi sarebbero stati i becchi nelle commedie d’amore, oggi purtroppo nell’Occidente decadente, sono quelli che hanno il potere. Si possono vincere, partiamo da questa consapevolezza.
A volte anche quando tutto sembra perduto, basta poco anche un errore generoso, per far crollare un sistema che si regge sul nulla. La storia, che e’ imprevedibile, può regalare successi insperati. Gli eurocrati non sanno che i popoli non sono bilanci di banca ma anime e come tali possono infiammarsi.
Democrazia, libertà e giustizia sociale sono le parole che in ogni epoca hanno ispirato i poeti, fatto morire i martiri e salutato i sogni e le concrete conquiste dei popoli. Ora, in pieno sviluppo della tecnologia e della scienza, debbono essere considerati ideali perduti? Il no, per quanto mi riguarda, è scontato e lego la mia stessa visione e, per quanto mi è dato, impegno politico al trionfo di questi principi contro gli inganni della paura, della presunzione e dell’egoismo
Può essere giusto criticare Tsipras, ma non tenere conto di ciò che sta provando a fare è ingeneroso.
Quando combatti puoi solo fiutare chi sta dalla tua parte. Vedere se c’è qualcuno come te , che cerca di sopravvivere .
Tsipras è con noi e ciò ci basta per dargli tutto l’appoggio di cui ha bisogno. Conta la lotta, la volontà, la capacità di far capire che da questa piovra di potere si può e si deve uscire.
Le manovre si affineranno, ci saranno sconfitte e ferite, ma se si avrà consapevolezza, si potrà andare avanti a combattere fino alla fine, con tutta la forza possibile.
La Grecia è terra imprevedibile. Nella nobiltà della bellezza del suo mare e della sua antica arte vive il ricordo di chi sa lottare per la libertà e conosce i lutti del fato ma anche la speranza di tornare ad essere Re dopo lunghe traversie, nella propria terra.
Il 5 luglio forse si perderà, ma sarà solo la prima battaglia.


