Quello che si vive oramai da diversi anni all’interno dei pronto soccorso di Roma e Provincia va oltre ogni più fosca previsione. I dati che sono stati inseriti dal sito della Regione sugli utenti triaggiati nei pronto soccorso laziali sono il sintomo di un grave problema tuttora irrisolto.
E’ da molto tempo che NURSIND denuncia l’inadeguatezza organizzativa e strutturale dei pronto soccorso, oramai diventati dei reparti di degenza a tutti gli effetti, dove l’utenza permane ore e giorni se non settimane in spazi angusti senza tenere conto di distinzioni sessuali, età e religione.
Presidente Zingaretti,
Al giorno d’oggi ci troviamo di fronte ad una serie di problemi che gli stessi Direttori Generali faticano a gestire. Quando si costruisce un sistema sanitario, bisogna poggiarlo su basi solide, su pilastri robusti, facendo funzionare bene innanzi tutto i servizi di emergenza/urgenza e di conseguenza i servizi territoriali vero tallone di Achille della sanità laziale. Bisogna che il sistema tutto capisca che i Pronto Soccorso sono unità operative aperte all’esterno e come tale facente parte di un percorso assistenziale integrato all’interno della struttura ospedaliera, non un corpo a sé stante.
L’O.S. Nursind ha sempre denunciato questa situazione sia alle Amministrazioni interessate e sia alla Regione. L’anno scorso siamo stati costretti ad annunciare uno stato di agitazione a difesa dei lavoratori del pronto soccorso del San Camillo che erano stati sottoposti a minacce e a turni massacranti con utenti “parcheggiati” in ogni angolo disponibile. Se questa è una soluzione….. Parlando di minacce e aggressioni è notizia di oggi l’ennesima aggressione a un’Infermiera al San Camillo-Forlanini al Box accoglienza colpita da un pugno al sopracciglio mentre stava diffondendo informazioni a dei parenti. Quello che il più delle volte viene, forse un po’ frettolosamente, considerato un incidente, è, invece, l’ultimo caso di una serie d’incidenti dettate in primis dalle condizioni di lavoro a rischio, dove è palpabile il disagio degli operatori che si sentono lasciati soli ad affrontare il problema aggressioni sul posto di lavoro in ambienti che non sono idonei a ospitare più di 100 utenti esclusi parenti a seguito. Naturalmente tutto questo si riflette anche nell’operatività del personale coinvolto.
Questo ci porta a chiedere in maniera decisa e contundente:
- Lo sblocco del turn over del personale infermieristico
- L’attuazione di piani di sovraffollamento nei pronto soccorso che eviti barelle e poltrone messe ovunque.
- L’istituzione di reparti a gestione infermieristica nei DEA di II° livello per pazienti stabilizzati e in fase di dimissione come “pre-discharge”
- Un vero Piano di Riordino della Rete Ospedaliera che porti a un reale ed effettivo decongestionamento dei pronto soccorso
- La presenza di un posto di Polizia fisso per prevenire aggressioni al personale
Ribadendo la solidarietà alla collega colpita da questo increscioso episodio, ribadiamo che come Organizzazione Sindacale saremo sempre al fianco di chi subisce un’aggressione nello svolgimento della propria professione e vigileremo affinché la Regione non faccia propaganda, ma si metta in discussione su un problema oramai annoso come quello dei pronto soccorso.


