Martedì 7 gennaio, ore 21.18: al pronto soccorso del San Camillo sono 120 le persone in attesa di essere visitate. Per i codici verdi si prevede addirittura una sosta di tre giorni.Medici e infermieri sono esasperati. In tanti, finito il turno, sono costretti a restare inchiodati al paziente a cui si stanno dedicando, in regime di volontariato perché nessuno retribuisce le ore di necessario trattenimento in servizio. SantAndrea stesso quadro, qui addirittura i pazienti con sofferenza bronco-polmonare sono ricoverati in reparti diversi per disperazione. Lancia lallarme il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che insiste: Potremmo citarli tutti, i pronti soccorsi romani, che vivono i riflessi negativi del selvaggio taglio di ulteriori 237 posti letto, per agevolare altri comuni e province del Lazio che, nella redistribuzione legata alla riorganizzazione della rete sanitaria sono stati premiati rispetto alla Capitale, non si sa in nome di cosa. O meglio, crediamo di saperlo. Nella guerra tra poveri innescata dai decreti del commissario ad acta per la sanità Nicola Zingaretti, viene il sospetto che, piuttosto che basarsi su una oculata programmazione si sia privilegiato il concetto del campanile, o meglio, del collegio elettorale. Non vorremmo che fosse sufficiente un comunicato di fuoco di qualche consigliere che ha il suo orticello qua e là nella Regione Lazio, per far scattare la molla del letto-premio a dispetto di Roma. Siamo vicini pertanto, a quei direttori generali delle grandi aziende romane che si barcamenano ogni giorno per garantire i livelli minimi di assistenza, quotidianamente negati dal pull regionale che gestisce la sanità pubblica, conclude Maritato.
Roma, 9 gennaio 2015


