di Giovanni Lucifora
Un branco di imprenditori, alcuni politici locali, ex terroristi e organizzazioni criminali. Tutti insieme per gestire appalti e nomine grazie a sostanziose tangenti e minacce di stile mafioso. E già, perché proprio di questo si tratta: di mafia. E sono gli stessi investigatori che chiariscono di cosa si sta parlando ovvero di un ramificato sistema criminale definendolo “Mafia Capitale”. Il R.o.s. dei carabinieri, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Roma, descrive uno scenario più che inquietante. 37 persone in manette, un centinaio gli indagati. Ci sono nomi noti, nomi pesanti del mondo politico laziale. E proprio nei ‘Palazzi’ romani i carabinieri hanno acceso i riflettori con perquisizioni al Campidoglio e alla Regione.
I nomi sono ormai noti, altri potrebbero arrivare nelle prossime ore. Tra tutti spicca quello dell’ex primo cittadino della capitale Gianni Alemanno (sindaco dal 2008 al 2013), ma anche suoi fedelissimi come il manager Franco Panzironi, l’ex ad Eur spa Riccardo Mancini e Fabrizio Franco Testa, presidente di Tecnosky. Su tutti però c’è un altro nome noto, conosciuto da decenni soprattutto negli ambienti criminali con il soprannome de ‘il Cecato’ (o ‘il Pirata’) a causa della ferita all’occhio, conseguenza di un conflitto a fuoco con la polizia nel 1981: Massimo Carminati, ex Nar, ex banda della Magliana. Il passato che torna inesorabile all’ombra di un cupolone che non è quello di san Pietro ma quello di una struttura mafiosa. A tornare è ancora una volta il marcio, il peggio del nostro Paese. La solita violenza, i soliti criminali e purtroppo, aihmé, la solita politica deviata. Se c’è chi corrompe, deve per forza di cose, esistere anche il corrotto. Con ruoli interscambiaili.
Il gip Flavia Costantini dichiara che “l’organizzazione ha potuto contare su figure apicali dell’amministrazione capitolina dal 2008 al 2013”. Una “Mafia capitale” che controllava i settori produttivi della città, compreso il business dell’accoglienza degli immigrati e quello dei campi nomadi.
Manager asserviti agli interessi mafiosi che, nel tempo, – scrivono i carabinieri – ‘ha assunto caratteri di originalità, differenziandosi significativamente dalle cosiddette mafie tradizionali. Avvalendosi dello storico legame con esponenti dell’estrema destra romana, alcuni dei quali divenuti esponenti politici o manager pubblici, il sodalizio si è gradualmente dimensionato in un’organizzazione di tipo evoluto, dedita alla sistematica infiltrazione del tessuto economico ed istituzionale, con una struttura tipicamente mafiosa ed un apparato in grado di gestire i diversificati interessi illeciti’.
Di mezzo ci sarebbe anche la raccolta delle foglie per conto del Comune. Non solo, sulla gestione dei campi rom, Salvatore Buzzi, fondatore della cooperativa 29 giugno e sodale di Carminati, intercettato, chiede all’interlocutore: “lo sai quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Non solo rom e foglie ma anche altri lavori per conto della municipalizzata Ama.
I miltari del Ros proseguono: ‘In particolare, per quanto attiene alla mafiosità del sodalizio, sono stati acquisiti tutti gli elementi che ne caratterizzano la sussistenza, con riferimento alla struttura gerarchizzata, alla segretezza e al rispetto del vincolo associativo, all’assistenza legale fornita agli affiliati detenuti ed ai familiari, alla disponibilità di armi ed, in primo luogo, all’utilizzo del cosiddetto metodo mafioso connotato dall’esercizio di un forte potere intimidatorio’.
Milioni di euro che vengono strategicamente decisi nel ‘mondo di mezzo’: “ci sono i vivi sopra e i morti sotto e noi in mezzo. C’è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico…”. A parlare, intercettato anche lui, è il capo, Massimo Carminati, il guru del mondo di mezzo.
“Carminati – ha spiegato il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone – ha creato sinergie illecite con mondi diversissimi tra di loro. La teoria del mondo di mezzo è un mondo in cui tutti si incontrano indipendentemente dal proprio ceto. Un mondo in cui tutto si mischia. Carminati parla con il mondo di sopra (ossia la politica e gli imprenditori) e con quello di sotto, ossia quello criminale. E’ al servizio del primo avvalendosi del secondo soprattutto per il suo vantaggio.” E nel mondo di mezzo ci sono i clan camorristici dei Senese (a Roma sin dagli anni ’80 e dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti), dei Casamonica (attivi nel quadrante sud-est della città), membri del clan catanese dei Santapaola e gruppi di criminali albanesi. Ma ci sono (ancora una volta il passato che torna inesorabile) anche Ernesto Diotallevi, ex Banda della Magliana e Giovanni De Carlo, subentrato a Diotallevi nella galassia criminale romana.
Fascisti, criminali di strada, mafiosi, manager e politici locali bipartisan. Mondo di mezzo e mondo di sopra. Ora la magistratura annuncia nuovi blitz. Il mondo di sopra trema, quello di mezzo subirà semplicemente un ricambio e quello di sotto neanche se ne accorgerà.
Ma c’è un mondo che non è stato preso in considerazione dai criminali in questione, ed è quello reale, il mondo dei più, della gente che continua a covare la rabbia dei giusti. La rabbia che esplode davanti a frasi del tipo: “A Luca 5mila euro al mese, Scina 1.500 euro, a un altro che mi tiene i rapporti al comune 1500, a un assessore 10mila euro al mese ogni mese”. Frasi pronunciate dal braccio destro di Carminati; “gli utili li abbiamo fatti sugli zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati”, concludeva Salvatore Buzzi intercettate dal Ros.
Oggi l’opinione pubblica è ancora stordita da questo terremoto Capitale ma passato lo shock iniziale la rabbia tornerà a farsi sentire nello stomaco, una rabbia che non può lasciarsi andare all’istinto ma riscattare la frase del Libanese di Romanzo Criminale: “piamose Roma”. Unica differenza è che se a pronunciarla è la gente onesta da domani si dovrebbero “commissariare tutte le municipalizzate accentrandole sotto il controllo del prefetto”, è quanto sostiene il presidente di Assotutela Michel Emi Maritato mentre il consigliere regionale Davide Barillari (M5S) continua a chiedere, oggi con più forza, l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nella Regione Lazio. E Maritato incalza: “sciogliere Comune e Regione e andare alle elezioni per ridare la parola ai cittadini romani, le uniche vittime di un sistema corrotto che da troppo tempo ormai crea sinergie mafiose al soldo di organizzazioni criminali che si contendono il denaro frutto dei sacrifici di onesti cittadini indifesi”.


