di Stefania Paolino
Il primo giorno del Foggia Film Festival la sala è quasi piena. Lorenza Indovina riceve il premio come Miglior Opera Prima per il corto Un uccello molto serio, di cui segue la proiezione. Finito il corto penso: Vuoi che la storia del marito che tradisce la moglie con un’amante così focosa da mettere a soqquadro tutta la casa e che, nel tentativo di cancellare le tracce del tradimento, subisce tutta una serie di situazioni assurde fino al comico-grottesco, vuoi che non piaccia? E invece un signore dietro di me: Tutta questa gente per vedere questa fesseria? Poi una signora: Mah… Esagerato, mi sembra una cosa finta. Forse che quello che fa respingere il corto sia l’incapacità diffusa di concepire l’assurdo, l’irrazionale al di fuori del culto di Padre Pio? Quando proprio la prospettiva grottesca (e la breve durata) mi è parsa l’elemento che rende sopportabile l’ennesima commedia italiana sul tradimento coniugale. Diversa la reazione per Beep di Antonello Murgia, la storia di una cassiera esasperata dal suono, dai beep causati dal passaggio dei prodotti sul lettore dei codici a barre. Esasperata a tal punto che comincia a sentire questi beep anche a casa e per strada, a vedere i codici a barre sulla fronte delle persone, con tanto di scheda anagrafica che appare come in un fuoricampo della sua mente. Anche questo è assurdo –non meno delle capacità di Padre Pio di sapere tutto di una persona senza averla mai vista prima. Eppure, forse perché meno caricaturale, perché di esplicita denuncia sociale, mi pare sia stato più, non dico apprezzato, ma creduto in sala.


