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Prosegue l’inchiesta di Assotutela tra i mali del calcio italiano. Primo problema, i settori giovanili e i vavi poco sfruttati dai club. E’ fondamentale infatti ripartire dai settori giovanili e puntare sui vivai. Ma i club di casa nostra continuano ad acquistare calciatori stranieri: ormai i giocatori italiani in campo sono quasi mosche bianche. Soprattutto tra le big del nostro campionato. Intervistato dalla trasmissione tv “L’Asso nella manica” (in onda ogni sabato alle 15 su Teleromauno, canale 271 del digitale terrestre), Nello De Nicola, direttore tecnico delle giovanili del Latina, sulla questione ha dichiarato: “Purtroppo, spesso manca il coraggio di far giocare i giovani calciatori nelle prime squadre. Si preferisce puntare sui giocatori stranieri. E non capisco perché questo tipo di politica sia ancora in auge; è vero che il calcio è globale ma io credo che sia sbagliato acquistare in continuazione all’estero quando nelle nostre squadre Primavera ci sono tanti calciatori validi sui quali sarebbe giusto puntare. Ragazzi di qualità che se avessero l’opportunità di giocare titolari nei grandi club, in 3-4 anni sarebbero pronti per la Nazionale. Le nostre società, soprattutto le big, dovrebbero avere più fiducia nei giovani”.
I problemi sono legati soltanto a questa mancanza di ricambio di calciatori o c’è altro come Assotutela sostiene da tempo?
“No –risponde l’ex direttore sportivo della Juventus- non è solo questa la causa della crisi del nostro calcio; ci sono anche altri problemi. Ad esempio, una volta i ragazzi crescevano in strada perché in strada si poteva giocare a pallone tranquillamente. Oggi gli spazi sono quelli che sono e se un bambino vuole giocare a pallone deve iscriversi necessariamente a una scuola calcio; ma soprattutto credo che la Figc dovrebbe investire a Coverciano su tecnici che lavorino molto sulla tecnica individuale. Basta con l’esasperazione della tattica, dei moduli e dei numeri in libertà: 4-3-3, 4-4-2, 4-2-3-1 ecc. Oggi si parla solo di tattica mentre non si parla mai di tecnica individuale, di possesso palla, di come proteggere il pallone o di come gestirlo. Oggi quando troviamo un giovane bravo nel dribbling e nella tecnica è facile sentire un allenatore che lo rimprovera o addirittura non lo fa giocare perché non passa la palla di prima. Così facendo si toglie al ragazzo quello spirito di iniziativa utile per esaltare le qualità individuali. Qualità che in tal modo vengono sacrificate sull’altare dello schema o della tattica. E purtroppo tutto questo si verifica anche nei “Giovanissimi” e negli “Esordienti”. Mentre secondo me fino alla categoria “Allievi” il ragazzino dovrebbe giocare per quello che sa, dev’essere libero di esprimersi in campo e non essere ingabbiato negli schemi”.

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