(www.larena.it)

di Elena Sparacino

Sono state le note di “Io son l’umile ancella” dell’Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, che l’hanno resa celebre, a dare l’ultimo saluto alla celebre soprano Magda Olivero, ai funerali svoltisi ieri pomeriggio 11 settembre nella chiesa di Santa Francesca Romana, alla presenza dell’assessore alla Cultura del Comune, Filippo del Corno. Maria Maddalena, detta Magda, che appena lo scorso 25 marzo aveva festeggiato 104 anni, si è spenta nel suo appartamento milanese l’8 settembre Da tempo ricoverata all’istituto Auxologico del capoluogo lombardo, la Olivero non solo è stata la più longeva (poche settimane fa, a 101 anni, era scomparsa anche Licia Albanese) ma probabilmente una fra le più celebri soprano della storia della nostra musica.

Piemontese d’origine, nata a Saluzzo (CN) nel 1910, si dedicò fin da giovane alla musica, arricchendo i suoi studi e destreggiandosi tra gli studi dell’armonia, della composizione e del pianoforte (disciplina in cui si diplomò presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino). Furono però la sua voce potente e l’estrema facilità nel ricordare a memoria i testi delle romanze a spingere i genitori a farle intraprendere la strada del canto. Gli inizi non furono rosei: alla prima audizione importante, dopo aver cantato Mi chiamano Mimì, un noto direttore d’orchestra le disse: “Non c’è voce, non c’è musicalità, non c’è personalità. Signorina, le consiglio di cambiare mestiere”. Ma Magda non si perse d’animo; sotto la guida del maestro giusto, Luigi Gerussi, la Olivero imparò a conoscere e gestire la potenza della propria voce, affinando la tecnica fino ad arrivare al grande debutto a Torino, nel 1932. Fu il primo passo di un cammino che la portò, nel giro di appena un anno, a calcare – a soli 23 anni – le scene del palco più prestigioso d’Italia, quello della Scala di Milano.

Ne seguì una carriera lunghissima, costellata di soddisfazioni personali e artistiche. La prima battuta d’arresto fu nel 1941, anno del matrimonio con l’industriale italo-tedesco Aldo Busch, a cui seguì una parentesi decennale di ritiro dalle scene – al culmine del suo successo. Tornò infatti a cantare solo su insistenza di Francesco Cilea in persona, il quale, gravemente malato, la pregò nel 1951 di cantare ancora una volta la sua Adriana Lecouvreur, interpretazione ineguagliata di Magda. Cilea morì prima di vederla trionfare nel suo personaggio preferito, ma questo diede alla Olivero nuovo vigore per tornare nei teatri, arrivando da quel momento il successo per lei a ogni esibizione, sempre crescente. Il 1967 è l’anno del suo debutto negli Stati Uniti, con la Medea di Cherubini performata a Dallas; il pezzo, cavallo di battaglia della Callas, fu apprezzato al punto che molti giurarono che la Olivero vincesse il confronto con la divina Maria. Ma la vera consacrazione nel Nuovo Continente avvenne qualche anno dopo, nel 1971, quando canterà alla New York Philarmonic Hall ne La voce umana di Poulenc e, quattro anni più tardi quando, a ben 65 anni, si esibì nella Tosca al Teatro Metropolitan di New York: in questa particolare circostanza, scritturata fra molte polemiche dal Sovrintendente del Teatro, la soprano trionfò raccogliendo 20 minuti di applausi e articoli entusiasti della stampa americana.

La grandezza della Olivero – donna tra l’altro di grande fascino, artista colta e seria – sta nella sua costante dedizione a sottolineare il rapporto fondamentale nell’opera lirica fra il canto e l’interpretazione scenica, qualità che la rese una delle più grandi “cantanti-attrici” (etichetta con cui lei stessa soleva definire se stessa) del Novecento, sdoganando un genere che, a causa della pesante zavorra tradizionalista del melodramma, si portava appresso un cabaret di funzioni statiche e per lo più impostate e dogmatiche.

A 85 anni, caso unico nella lirica, incise l’edizione integrale dell’Adriana Lecouvreur, mentre a 89 registrò una selezione della Bohème, rivelando “una voce ancora fresca e acuti esemplari”. Il ritiro dalle scene avvenne ufficialmente nel 1981 con l’interpetazione a Verona de La voce umana di Poulenc. Il suo abbandono del palcoscenico non sarebbe però stato del tutto definitivo: dopo essere stata pre,iata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2008, nel marzo del 2010, a ben 99 anni, si sarebbe esibita a Palazzo Cusan, nella “sua” Milano, in un’aria dalla Francesca da Rimini di Zandonai, sfoderando doti e capacità emozionali ancora grandiose.

https://www.youtube.com/watch?v=Gysz7lTndE4

Elena Sparacino

Ci fu un tempo in cui voleva fare la giornalista; poi ha capito che quello che in realtà voleva fare era scrivere, che è una cosa diversa. Laureata in Comunicazione, ama amare le cose: soprattutto, ama il teatro su e giù dal palco, ama l’enogastronomia, ama l’arte, ama viaggiare, ama conoscere, e ama farsi contraddire scoprendo e condividendo nuovi punti di vista. «O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu»: per Vento Nuovo si occupa di cinema e spettacolo, con inevitabili incursioni digitali e gastronomiche.

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