di Giovanni Lucifora
Oggi sono trascorsi 8766 giorni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, 24 anni. In tutto questo tempo sono accadute molte cose ma quest’anno è particolare, forse il più importante nell’intricata ricerca della verità, del colpevole (o dei colpevoli) che il 7 agosto del 1990 ha ucciso, massacrato, una giovane bella ragazza di 20 anni (un pugno sulla tempia e 29 stilettate). E’ un anno particolare perché dopo le indagini svolte con le nuove tecnologie si era riusciti ad isolare un Dna, oltre a quello di Simonetta, presente sulla scena del crimine. Il Dna dell’ex fidanzato della vittima, Raniero Busco. Ma quest’anno la corte di Cassazione lo ha definitivamente assolto. A dire il vero sulla presunta colpevolezza di Busco sin dall’inizio ci furono parecchi dubbi; riaprendo le indagini i riflettori inevitabilmente si riaccesero sul caso e mai si era giunti a una sentenza della Cassazione. Oggi, nel 2014, possiamo escludere un indiziato e non è cosa da poco.
E’ una storia noir quella del delitto di via Poma ma non è letteratura si tratta di drammatica realtà. Quel giorno faceva caldo a Roma ed era nuvoloso, afa e umidità, le previsioni indicavano anche precipitazioni temporalesche, per questo Simonetta aveva con sé un ombrellino rosa. Un cupo martedì di agosto. L’ufficio dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù (Aiag) era chiuso al pubblico. Simonetta da pochi giorni, oltre a lavorare nello studio commerciale della Reli Sas (via Maggi, zona Casilino) aveva accettato la proposta del suo datore di lavoro, Salvatore Volponi, di lavorare anche all’Aiag di via Poma. Ci andava il martedì e il giovedì pomeriggio.
Quel martedì pomeriggio, Paola, la sorella, la accompagna alla metro Subaugusta. 18 fermate. Prima delle 16 Simonetta arriva in via Poma, entra al civico 2, pochi metri e subito a destra dove c’è il portone, l’ascensore (scala B) e arriva al terzo piano. Come previsto non c’è nessuno nell’ufficio, Simonetta apre con le chiavi e entra. Teniamo presente però che fin qui mancano alcune conferme come ad esempio il fatto che Simonetta abbia effettivamente preso la metro e magari non si sia fermata da qualche parte, il problema è che nessun biglietto viene trovato nella sua borsa. O chissà, magari si è fermata in un bar a parlare con qualcuno. Ma il problema principale è che nessuno la vede entrare nel palazzo. Il portiere era momentaneamente assente. Simonetta quel giorno in via Poma è un fantasma…
Alle 16,37, secondo le analisi degli esperti, il computer di Simonetta diventa operativo, dunque dalle 16 fino alle 16,37 buio pesto, cosa fa Simonetta in quell’arco di tempo?
Alle 17.15 telefona a una collega, Luigia Berrettini. Le serve una password per la registrazione di alcune pratiche. La Berrettini risponde che si informerà tramite il direttore amministrativo Anita Baldi e la richiamerà a breve. Alle 17.35 Luigia richiama e il problema è risolto. Anche su questi orari però ci sono dubbi. Da questo momento comunque non ci sono più prove di Simonetta in vita. Alle 18.20 deve telefonare al suo datore di lavoro Salvatore Volponi per aggiornarlo, ma l’uomo dichiarerà di non aver ricevuto nessuna chiamata.
Trascorrono le ore e i famigliari iniziano ad allarmarsi. Sono passate le 20. Alle 21.30 la sorella, Paola, insieme al fidanzato Antonello Barone, decide di raggiungere l’abitazione di Volponi che non è molto distante dalla casa dei Cesaroni (Zona Tuscolano). L’uomo però non conosce l’indirizzo e l’utenza telefonica dell’Aiag eppure è stato proprio lui a proporle il lavoro in via Poma dopo la richiesta del suo socio Ermanno Bizzocchi. Paola non si perde d’animo e prende l’elenco telefonico. Dalla voce ostelli si arriva all’Aiag. Volponi, Paola, il fidanzato di Paola e il figlio di Volponi vanno in via Poma.
Sono le 23.30 circa, Giuseppa De Luca, moglie del portiere dello stabile, controvoglia, sale con il gruppo. Al pianerottolo la donna apre l’ufficio con quattro mandate. Sono le chiavi di riserva conservate in portineria.
Nell’ultima stanza a sinistra, quella del dottor Carboni, c’è il corpo straziato e seminudo di Simonetta. La borsetta e l’ombrellino rosa sono nella sua stanza.
Sarà accertato che la vittima ha subito almeno 29 stilettate (presumibilmente inferte con un tagliacarte), un colpo alla tempia e un morso al seno. Il pavimento e il corpo sembrano ripuliti. In bagno stracci umidi ma senza tracce di sangue. Mancano alcuni effetti personali: gli slip, la maglietta, i pantaloni, 50 mila lire, un anello, un braccialetto e un girocollo. Soprattutto mancano le chiavi dell’ufficio. E sulla scrivania c’è un foglietto con la scritta CE DEAD OK.
Di questa scritta si parlò molto alimentando il mistero. La redazione di ‘Chi l’ha visto?’ scoprirà poi che fu lasciata distrattamente da un agente intervenuto quella notte. Questo fa comprendere il basso livello delle indagini compiute all’epoca dei fatti. Come il fatto di non aver preso la temperatura del corpo della ragazza rendendo così difficile, se non impossibile, conoscere l’orario della morte. Indagini superficiali e misteri, come il suicidio del portiere Pietrino Vanacore pochi giorni prima della sua deposizione nel processo che vedeva imputato Raniero Busco. Ma Vanacore aveva sofferto tanto per quella vicenda essendo stato anche un mese in carcere prima di essere scagionato per poi tornare nell’incubo quando fu accusato Federico Valle, nipote di un residente del palazzo. In questo secondo caso fu accusato di favoreggiamento ma anche questa pista si dissolse nel nulla.
Tanti gli aspetti da analizzare, anche a distanza di così tanto tempo ma ce n’è uno in particolare che divide gli opinionisti di cronaca nera e non riguarda la persona vista entrare nel palazzo attorno alle 16 e che aveva chiesto alla portiera dove fossero gli uffici dell’Aiag; riguarda un’altra cosa, un numero e dei nomi: è assolutamente certo che nel palazzo di via Poma, quel pomeriggio ci fossero poche persone presenti? Quante erano e soprattutto chi erano?
“Il nome dell’assassino è scritto nelle carte investigative” disse un giorno il papà di Simonetta (morto nel 2005). “Il nome” disse, non ‘un’ nome’, dell’assassino… Tra l’altro furono trovate delle macchie di sangue che non apparteneva a Simonetta e a Busco. Di chi erano? E quanti gruppi sanguigni furono trovati? Oggi non è più possibile rispondere a queste domande ma la svolta è proprio lì, in quel sangue.
Per quanto riguarda i numeri, beh al momento possiamo solo contare quelli trascorsi dal giorno dell’omicidio a oggi. Domani saranno 8767 e oggi sono 24 gli anni da quell’afoso, grigio, martedì del 7 agosto del 1990.


