Erano le dieci di sera di un banalissimo giorno che si affrettava a darsela a gambe come tanti altri. Fuori una leggera pioggia aveva macchiato le strade di un triste pois e la gente correva come impazzita. Per così poco? Mi chiedevo. Forse ero solo un matto che non aveva altri con cui parlare, uno la cui voce si nascondeva sotto la lingua e non ne veniva fuori per nessun altro motivo che non fosse lei. Non riuscivo a fare a meno di pensare alle parole che mi aveva sussurrato la sera precedente. “Va’ via” aveva detto. Proprio così. E nei suoi occhi avevo letto una storia lunga anni, una storia che non voleva finirla più.
Era stato un momento, uno identico agli altri, eppure lei mi aveva detto di andare via. Ero stato incapace di opporre un qualunque rifiuto, non avevo alzato un dito per demolire subito la sua vita assieme alla mia. Forse non ce ne sarebbe stato bisogno, pensai. Lei era in piedi lì, davanti al tavolo della cucina, a piedi scalzi, sbraitando su mille cose che non le andavano più bene e che per anni aveva condiviso con me sempre, amandole e non facendosene carico mai se non col sorriso.
Alle dieci aveva alzato i suoi lunghi capelli in una coda e io l’avevo vista. Sul suo collo bellissimo e profumato c’era la forma di una bocca. Un disegno visibile solo a me, eppure così nitido nei contorni da lasciarmi senza fiato. Sembrava averla addosso da così tanto tempo e mi caddero gli occhi a terra al solo pensiero delle cose che potevano disegnarle addosso. Un trambusto indecente per la nostra vita. Uno ci pensa, è una magia forse?, si domandano i più diffidenti, no, è l’amore, così rispondo a chi non lo sa, è soltanto l’amore che mi rivela le sue cicatrici e i suoi baci nascosti, non esistono filtri sui miei occhi, la vedo così com’è, nelle sue infamanti bugie precarie, nel suo amore completamente lacero e malandato, con le sue piccole mani che mi prendono il volto e urlano ancora una volta va’ via, e io non faccio un passo per uscire da quella vita, non mi muovo neanche per vergogna, senza che lei dica altro mi metto a sedere per capire il perché e non getto lo sguardo se non sul suo bellissimo collo, è una calamita dolorosa come il canto delle sirene, mi rende pallido e folle, non mi muovo, no, penso alla bocca che la bacia silenziosamente, mentre io le dico “Hai bisogno di me?”, e lei mi dice che no, sta bene, e la bocca si sposta fino ai suoi occhi per benedirla segretamente, in un rito puro che le ingabbia per sempre, lasciandomi fuori dalla sua vita. Non potrò dimenticarlo finché vivo.
“Hai visto David ieri sera?”
“Si”.
L’alba è il momento peggiore, pensa tra sé e sé Leonie, è il momento in cui le bugie spezzano la sua voce a metà e non riesce a pensare ad altri che alla sua vita com’era prima, bella e spaziosa, come una grande casa colorata e piena della sua voce, un tumulto sottile e feroce nel suo piccolo cuore usurato.
“Cosa hai raccontato?”
Un altro gancio di ferro che inchioda la sua vita a quell’uomo bello e pieno di sé.
“Nulla”.
“Nulla? Non ti ha chiesto spiegazioni? Cos’altro mai può essersi infilato nella tua testa sennò l’idea di dire tutta la verità?”
Il sole sale lento a scaldarle i seni, la bocca, il collo e gli occhi grigi. Resta in silenzio per tanto tempo, pensando a come avrebbe voluto che andasse tutto bene anche allora, quando bastava un bacio a placarle la rabbia.
“Leonie?”
“Gli ho detto di andar via. Ho preso il suo viso tra le mie mani e gliel’ho detto. Semplicemente così. V a’ v i a”.
“E lui non ha opposto resistenza?”
“C’era la tua bocca sul mio collo. L’hai dimenticata lì”.
George forse pensa che sia pazza, ma non importa, o almeno crede. Si avvicina al suo viso e la bacia dolcemente, come per riportarla alla realtà.
I suoi occhi grigi però vagano altrove, seguono i battiti accelerati del suo cuore, forse scoppierà ma non importa, pensa Leonie, riducono in frantumi la grande vetrata dell’ingresso, attraversano la città con le sue strade affollate, passano sulle teste informi e tutte uguali, la portano sulle poche righe che David ha posato sul pavimento la sera precedente, prima di chiudere alla sue spalle la vita con lei, prima di dirle addio per un solo momento e per sempre.
Quando ami qualcuno
meglio amarlo davvero e del tutto
o non prenderlo affatto,
dove hai tenuto nascosto
finora chi sei?
cercare, mostrare, provare una parte di sé
un paradiso di bugie
La verita’ non si sa non si sa..
come riconoscerla…
cercarla nascosta
nelle tasche, i cassetti, il telefono …
che ti da’ che mi da’ …
cercare dietro gli angoli,
celare i pensieri,
morire da soli
in un’alchimia di desideri…
sopra il volto tuo
pago il pegno di
rinunciare a me
non sapendo dividere
dividermi con te
