Arianna era la figlia del mitico re cretese Minosse, ancora più nobili del genitore erano i suoi nonni, Zeus, massima divinità del panteon greco, ed Europa, da cui prese il nome l’intero continente europeo.
Anche la fanciulla, quindi, dati gli alti natali, non poteva essere priva di un carattere superiore a quello umano, lei, infatti, portava già scritta in sé la propria essenza divina.
L’appellativo Arianna è, del resto, un nome parlante, composto dall’unione di due parole greche: il suffisso ari-, che significa molto o più, e l’aggettivo -adne, che significa casta, pura; era, quindi, la donna più casta e pura di tutte, tanto da attrarre l’attenzione di Bacco, che le offrì in dono una corona luminosa, come pegno d’amore e promessa di matrimonio.
Quando poi sull’isola di Creta, il regno della giovane principessa Arianna, giunse l’eroe Teseo, lei appena lo vide se ne innamorò e non solo lo aiutò a uscire dal labirinto, dopo l’uccisione del minotauro, grazie alla guida del noto filo, secondo alcune fonti, e indicandogli l’uscita con una corona luminosa (il dono di Bacco), secondo altre fonti, ma addirittura abbandonò la casa paterna per fuggire sulla nave dell’eroe ateniese, seguendo il proprio istinto amoroso.
Tuttavia, almeno in questo caso, la scelta della principessa cretese non fu tanto fortunata, infatti, sfinita per l’impresa appena compiuta assieme al proprio amato, una volta sopra la nave si addormentò per svegliarsi, scoprendosi sola e abbandonata, sull’isola di Nasso.
Comincia così una delle pagine più tragiche della poesia latina. Catullo, infatti, nel carme 64 vv. 52 ss. racconta di Arianna che, appena sveglia, vede le navi di Teseo fuggire veloci in mare. A primo impatto la fanciulla non crede ai propri occhi, pensa di non essere ancora perfettamente sveglia e che una visione onirica la stia ingannando, così, ferma come una statua di pietra, osserva il proprio amato che fugge via da lei. Consumata dai pensieri e addolorata per la pesante delusione, non ha più cura nemmeno di sé stessa, tutti i vestiti le scivolano a terra sul lido, non ha più una fascia che le tenga i capelli, né un velo che le copra il petto, tutto partecipa al suo stato di abbandono.
Più volte emette urla di dolore, sale sugli scogli nel tentativo di scorgere la nave di Teseo che, avendola dimenticata solo per errore, fa ritorno, e ogni volta si getta giù in mare, cercando di trovare la morte e porre fine al suo dolore. Ma solo l’eco, ci dice Ovidio (Eroidi 10, vv. 21-23), risponde preghiere della fanciulla, che chiedeva il ritorno dell’amato. Infine, esausta e col volto bagnato dalle lacrime, Arianna versa a lungo in uno stato di abbandono sia fisico che sentimentale, resta fissa e immobile, quasi a sembrare una statua di marmo, fino ad essere distratta e svegliata dal rumoroso corteo di Bacco.
Il dio del vino, infatti, già innamorato della fanciulla, la prende con sé rendendola sua moglie, dea e donandole la vita eterna. E la corona, che la fanciulla portava ancora con sé come pegno d’amore, viene da lui scagliata al cielo e trasformata in una costellazione, a memoria della vicenda mitica.



