La giornata di ieri è stata caratterizzata dagli scontri sul decreto lavoro di Poletti. Nonostante i tentativi, infatti, il ministro non è riuscito a far sì che si trovasse un accordo fra il Nuovo centro destra e le posizioni del Partito democratico. Non c’è stata dunque altra scelta per il governo che porre la fiducia alla Camera. «Voteremo la fiducia alla Camera ma non rinunciamo a dare battaglia» precisa subito, da Ncd, Nunzia De Girolamo. Da parte sua anche FI ne approfitta per rincarare la dose: Renato Brunetta, durante un’intervista radiofonica, dichiara: «La fiducia sul decreto lavoro è un imbroglio». E aggiunge: «Renzi mette la fiducia perché non ha la fiducia, perché non ha i voti della sua maggioranza, perché un partito, il Nuovo Centrodestra gli ha detto di no e quindi se si fosse votato con il no del Nuovo Centrodestra, se si fosse votato in maniera ordinaria, sarebbe caduto il governo, non ci sarebbe stata più la maggioranza».
Le critiche al vetriolo non sembrano tuttavia preoccupare il Governo, che continua a procedere per la propria strada, mostrando anche un certo ottimismo. E infatti Poletti, a margine di un convegno della Cisl, alle domande dei giornalisti circa il cammino del dl e la sua approvazione, risponde con tranquillità: «Credo che siamo nelle condizioni di chiudere con un decreto legge assolutamente di valore». E aggiunge: «Credo che le distanze siano assolutamente alla portata. Quindi non credo ci siano particolarissimi problemi».
Da parte sua, anche il presidente del Consiglio, intervistato dal Tg1, ci tiene a dire la sua riguardo le polemiche di questi giorni sul decreto lavoro: «Non è accettabile – dichiara Renzi – non affrontare il dramma della disoccupazione. Stiamo discutendo se le proroghe debbano essere cinque o otto, sono dettagli. Con tutto il rispetto per chi deve fare campagna elettorale, noi pensiamo agli italiani».



