2782634-universidi Beatrice Iannelli

Solo uno studente su 4 entrerà nella facoltà desiderata. E così crescono i “turisti dell’ammissione”.
Ieri a Roma sono iniziati  i test di ammissione alle università a numero chiuso. Se per la facoltà di Medicina verrà ammesso un candidato su 6 vuol dire che 5 non verranno ammessi e che o faranno una scelta diversa oppure tenteranno di arrivare allo stesso obiettivo ma in un altro modo, andando all’estero. È la carta di riserva degli esclusi. Non tutti, però, possono giocarla: più che la preparazione in questo caso conta innanzitutto avere un po’ di soldi da parte: tra soggiorno all’estero, tasse di iscrizione e di frequenza si può essere costretti a pagare cifre astronomiche, fino a 100mila euro se ci si iscrive ad un’università pubblica con corsi regolari. E’ un piano B ma che può risultare molto più ambizioso e interessante del piano A se ci si dirige verso Stati al di sopra di ogni sospetto dove si ha la garanzia di poter frequentare Medicina senza test d’ingresso ma è bene sapere che la vera selezione avviene poi durante gli studi come in Francia o in Germania dove comunque la lingua può rappresentare un ostacolo non indifferente.

Per chi accarezza l’idea di aggirare il numero chiuso iscrivendosi all’ormai famosa università «Nostra Signora del Buon Consiglio» di Tirana – che ha docenti e rettore italiani e lo stesso programma di studio dell’Università di Roma di «Tor Vergata» – il «piano B» potrebbe presto essere sbarrato. Giuseppe Novelli, rettore dell’ateneo romano sta studiando, insieme ai vertici dell’Università di Tirana, nuove regole per l’ateneo albanese, che coinvolgeranno studenti e docenti. «A Tirana non voglio una Tor Vergata di Serie B, nè scorciatoie per aspiranti camici bianchi. Ecco perché stiamo stilando un nuovo protocollo d’intesa», ha detto.

Una recente sentenza del Tar del Lazio ha stabilito che gli studenti iscritti all’università albanese possono richiedere, facendone apposita domanda, di continuare i propri studi a una università italiana senza sostenere il test. I giudici hanno stabilito che trattandosi di fatto di un titolo di studio anche italiano, dopo la loro sentenza basterà rimanere in Albania solo un anno: il tempo di sostenere qualche esame e di chiedere di tornare in Italia. Ma Novelli non ci sta. Il caso su cui si è pronunciato il Tar – una studentessa che aveva chiesto il trasferimento all’Università di Roma Tor Vergata senza aver mai sostenuto il test d’ingresso – è un evidente espediente per aggirare il numero chiuso, secondo il rettore. Che ha fatto a sua volta ricorso al Consiglio di Stato. Anche perché – ha dichiarato a un’agenzia di stampa – l’esame di accesso a Tirana è molto diverso dal nostro».

Michele Bonetti e Santi Delia, storici legali dell’Udu (Unione degli Universitari) autori del ricorso (al momento) vincente, commentano: «E’ evidente la violazione della parità tra studenti che si cimentano nel test in Italia o studiano in altri atenei comunitari e coloro che si recano in Albania, così come la discriminazione tra cittadini abbienti e non. Questa sentenza suona come l’ennesima bocciatura del numero chiuso».

Michel Emi Maritato

Giornalista, Vaticanista esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, già in criminologia, psicologia giuridica e criminalità organizzata.

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Di Michel Emi Maritato

Giornalista, Vaticanista esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, già in criminologia, psicologia giuridica e criminalità organizzata.