I Sensi della poesia - la scritturadi Vincenzo Sfirro

Il pc era ormai avviato da un bel po’, non aspettava altro che i suoi comandi, così, mentre era ancora immerso nei suoi ricordi, effettuò distrattamente l’accesso al portale delle notizie della sua città. Il suo sguardo venne attratto dall’articolo firmato dal politico locale.

Strano per un giornalista, ma lui, il protagonista della nostra storia, si era sempre tenuto lontano dalla politica. Non che fosse una scelta fatta di proposito, era soltanto una di quelle discipline che lo interessavano poco, non lo appassionava affatto, tuttavia venne colpito da quel titolo che parlava di tasse comunali. A dire il vero nemmeno l’argomento tasse lo interessava, lui si limitava a pagare il dovuto senza chiedersi mai il perché, cosa ci fosse dietro a quegli aumenti, se erano più o meno giustificabili; credeva che si vivesse meglio ignorando determinate cose, almeno non aveva neppure la possibilità di arrabbiarsi per ciò che non andava e che difficilmente sarebbe potuto cambiare. Ciò che lo colpì, invece, era ritrovare gli stessi errori commessi dai suoi ex alunni delle superiori in quell’articolo di giornale. Questo sì che lo faceva andare su tutte le furie.

Si era spesso visto chiudere le porte in faccia perché troppo istruito per il mercato del lavoro, – non cerchiamo persone laureate – si sentiva dire ogni volta che inviava una domanda.

La classe politica, pensava, era la classe dirigente. Ricordava i libri di storia e di letteratura greca e latina in cui i consoli, i senatori e gli imperatori venivano istruiti dai filosofi e dovevano saper prima di tutto leggere e scrivere bene, perché dovevano convincere e guidare il popolo, dovevano essere in grado di far credere ai cittadini nelle idee che loro stessi sostenevano, fossero anche un sacco di bugie. Che fine avevano fatto la retorica, la grammatica, la sintassi e tutte quelle arti che aveva sempre studiato e ammirato negli autori sia classici che contemporanei in quell’articolo di giornale?

Leggeva e rileggeva quella frase d’esordio: “… il sottoscritto insieme a … abbiamo chiesto…”, ma non riusciva a credere come si potesse passare dalla terza persona singolare alla prima persona plurale senza alcun senso logico, -un fallo da bocciatura immediata- pensava nella sua mente quell’anima da insegnante che non era ancora sopita del tutto e continuava a identificare gli errori contenuti nel testo.  Punteggiatura quasi del tutto assente e, per di più, forse per sottolineare l’entità dell’attacco alla persona, ogni qual volta compariva la parola “sindaco”, essa era scritta a caratteri maiuscoli.

L’articolo sembrava il compito in classe di un ragazzo di prima media, altro che i suoi ex alunni delle superiori. Così quel giorno prese atto, con rammarico, che non sempre all’altezza della posizione ricoperta corrisponde una medesima levatura culturale.

Del resto, e l’istituzione del comune del proprio paese ne era un esempio lampante, c’èra chi non sapeva leggere e chi non sapeva scrivere, magari con la collaborazione tra le parti ne sarebbe potuto venir fuori un organo completo o, almeno, capace di comunicare.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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