Dopo aver fatto colazione pensava che mattinata libera l’avrebbe fruttata per scrivere un articolo di giornale. Non sapeva che argomento trattare, ma si era imposto di buttare assolutamente giù quattro righe, perché aveva un impegno da rispettare: pubblicare 80 articoli nell’arco due anni per potersi iscrivere all’albo dei giornalisti e ottenere il noto tesserino che valeva il titolo di giornalista pubblicista.
Quel giorno però la mente era altrove.
Era rientrato nella sua camera, ancora buia dopo il risveglio, così che, prima di sedersi alla scrivania di fronte al pc, doveva tirare su le persine per far entrare un po’ di luce. Era una mattinata serena, anche se fresca, d’autunno, così lasciò la finestra aperta. Lui era convinto che respirare aria fresca e sentire il chiacchierio delle persone, proveniente dalla strada, un po’ come faceva l’autore latino di commedie, Plauto, favorisse la ricerca dell’ispirazione. Non andò così quella mattina però.
Mentre aspettava l’avvio del pc e sorseggiava la sua tazzina di caffè, invece di donargli una scintilla d’ispirazione, trovando un nesso plausibile a tutti i concetti sparsi che aveva in mente, la sua immaginazione si divertiva a riportarlo indietro nei ricordi: pensava alla sua breve esperienza da professore in una scuola serale nei pressi del suo paesino; pensava a quante cose, se avesse avuto più tempo, avrebbe potuto insegnare a quei ragazzi, molti dei quali erano anche più grandi di lui, eppure, dopo aver abbandonato la scuola erano ritornati sui loro stessi passi perché, evidentemente, avevano compreso l’importanza che ha nella vita quella forma di istruzione, seppur basilare; continuava a pensare a quelle ‘e’ che i ragazzi non sapevano bene se scrive con o senza accento, perché confondevano il verbo con la congiunzione, a quelle frasi che, pur esprimendo dei concetti profondi e importanti, risultavano sconnesse perché prive di punteggiatura, a quella parole scritte in maiuscolo all’interno del testo, i ragazzi, infatti ricorrevano a questo espediente per dare maggior enfasi a una parola.
Lui, dal canto suo, aveva cercato di spiegare alla classe come evitare determinati errori, ma non era sicuro che tutti lo avessero seguito. Ne va dell’immagine della persona, pensava il professore di italiano che abitava ancora dentro di lui, persino il più grande dirigente di un’azienda se rilasciasse una circolare in cui il verbo è confuso con la congiunzione, o la parola “vacanze” fosse scritta tutta a caratteri maiuscoli per dare enfasi all’evento, verrebbe deriso e chiamato ignorante da quasi tutti i suoi dipendenti.
Beh, sicuramente, il giornalista non poteva ancora immaginare che tutti quei pensieri erano già un sintomo di quella ricercata ispirazione che sarebbe arrivata da lì a poco.



