Un giorno parlava del cristianesimo. Per l’esattezza, parlava della resurrezione dei morti, commentando che questa faccenda del risorgere riappropriandosi del proprio corpo terreno, però, conviene solo ai belli. Per me, che quando l’ho conosciuto ero bambina, era un signore anziano con i capelli bianchissimi e gli occhi molto offuscati. Per tutti gli altri era “il professore”. I suoi studenti, tutti, lo chiamano ancora così. Non importa se sono passati venti, trenta o cinquant’anni, non importa se all’epoca Enzo Mandruzzato era ancora un giovane docente del Liceo Tito Livio, dove ha insegnato per decenni, o se era già diventato il traduttore di fama nazionale che riuscì a spaziare, con assoluta disinvoltura, dal greco di Pindaro a quello del Vangelo di Matteo. Nei loro ricordi rimarrà per sempre l’uomo che “ti scavava dentro la mente come uno spazio, che non si è più perduto”. “Del professore ci sono moltissimi ricordi – racconta ancora Marina Bolletti, che ha fatto parte della prima classe del prof. Mandruzzato e che ora coordina l’associazione “Allievi III^ F 1962” – ma soprattutto quest’aria, anzi “aura” in cui vivevamo le sue lezioni. Per esempio, la lezione di latino. Entrava, non sedeva mai in cattedra, e leggeva direttamente il testo, camminando su e giù davanti a noi. E subito, dalla sua lettura, dal tono di voce, dalle inflessioni, senza tradurre, senza discutere gli aspetti grammaticali (la grammatica la trattava con un certo ironico disprezzo), emergeva il senso profondo, il canto delle parole, ciò che da sempre i lettori e gli interpreti avevano potuto cogliere”. Proprio dalla prima classe di Mandruzzato, oggi riunita nell’associazione “Allievi III^ F 1962”, è partita l’iniziativa per ricordarlo, a due anni dalla scomparsa, con una due giorni di convegno (Allora non so come le parole antiche…) che si svolgerà il 25 e 26 ottobre prossimi. L’evento si aprirà al Liceo Tito Livio, con l’intitolazione di un’aula alla sua memoria, e si concluderà al centro San Gaetano, prima con un convegno e poi con la sua traduzione dell’Ifigenia in Tauride, che prenderà vita grazie alla regia di Filippo Crispo. Tra coloro che parteciperanno all’intitolazione di venerdì anche la prof.ssa Claudia Visentini, che oggi insegna a sua volta al Tito Livio. “All’inizio di una seconda liceo di molti anni fa – ricorda – ci introduceva al “Purgatorio” dantesco. “Esiste una perfezione umana – disse – è il Paradiso terrestre, dove arriviamo con le nostre forze.” Ci diceva subito dove saremmo potuti arrivare se avessimo letto con attenzione ciò che dovevamo per obbligo studiare. Non era rigoroso nello svolgimento del programma, volava da un luogo all’altro, da un tempo all’altro, e se non c’era il rigore della fedeltà al programma scolastico, ce n’era un altro, ben più importante, quello della passione allo studio, sempre pronta a mettersi in viaggio verso nuove mete”.
Tutti ricordano Mandruzzato come una persona schiva, che si concedeva poco alle occasioni ufficiali, ma credeva profondamente nell’amicizia. Tra gli amici più cari, lo scrittore Andrea Molesini (premio Campiello 2012), che sarà relatore al convegno di sabato. “Si dice di certi musicisti che hanno l’Orecchio assoluto, un dono degli dèi. Mandruzzato – commenta Molesini – era dotato di Gusto assoluto. Aveva una libertà di giudizio sbalorditiva. Credo fosse timido, ma certo era coraggioso. Se ne infischiava dell’opinione che gli altri potevano farsi di lui. Non c’è mai stata né accademia né vecchiaia nella sua mente. Ricordo che una volta rimbrottò un professore che stava parlando bene dell’Alfieri. “L’Alfieri… già, era posseduto da un’imbecillità cosmica: solo un fesso può vantarsi di doversi legare a una sedia per fare la cosa più semplice e bella del mondo: studiare”. Le sue antipatie avevano la stessa forza mitica delle sue passioni”.



