GOVERNO - SWG, FIDUCIA IN ESECUTIVO LETTA CALA DI 4 PUNTIRoma, 01 ott – Enrico Letta cosa dirà domani al Senato, quando verificherà se ci sono i numeri per lui per andare avanti oppure riporre la sua esperienza di governo, nessuno esattamente lo sa. La percezione è che le urne siano lontane e che Giorgio Napolitano, se domani dovesse andare male, procederà con un altro mandato esplorativo per tentare un “Letta bis”. Questi sono soprattutto i giorni dei conteggi per capire se quei 19 voti che mancano al Senato per la maggioranza da qualche parte arriveranno, per formare quello che potrebbe essere ribattezzato il governo dei volenterosi. Le riforme che vedono già avviato l’iter parlamentare sono quelle promesse in campagna elettorale, come la riforma della legge elettorale. Il timore di Grillo che chiede urne subito è che con l’introduzione delle preferenze o dei collegi uninominali il suo Movimento 5 Stelle rimanga lontano dai Palazzi. Meglio rimangiarsi l’accusa al “parlamento dei nominati” e tutti a casa subito.

Ma se il governo Letta dovesse cadere molti dei decreti legge messi in campo in questi mesi cadrebbero senza lasciare alcun effetto, in virtù della mancata conversione parlamentare. Per esempio: si tornerebbe a pagare l’Imu (che con l’aumento dell’Iva e la nuova accisa sulla benzina sarebbe il terzo rincaro), cadrebbero tutti i provvedimenti contenuti nel decreto scuola (finanziamento delle borse di studio, fondi per l’edilizia scolastica, concorso nazionale per gli specializzandi in medicina contro le baronie universitarie).

Come scriveva, qualche giorno fa, sulla nostra agenzia il giudice Ferdinando Imposimato, sembra che in questo Paese ci sia una parte politica che sia più interessata all’instabilità politica che alle possibilità di sviluppo che possono aversi con una classe dirigente affidabile. Inoltre, l’Italia tra pochi mesi assumerà il semestre di presidenza europeo e non può certo presentarsi con lo spettro delle elezioni anticipate. La nostra guida dovrà essere una risposta concreta a quei Paesi che ci vedono come uno Stato vagone da troppo tempo incastrato negli stessi problemi.

Fonte: AGENPARL

Redazione

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