I Sensi della poesia - la parodiadi Vincenzo Sfirro

I greci conoscevano un genere letterario chiamato parodia, esso consisteva nel prendere di mira un’opera di carattere serio ed elevato, quale poteva essere una storia epica, e degradarla. La tecnica che però portava a una realizzazione di questo tipo non era affatto semplice e implicava una profonda conoscenza del modello alto da cui l’autore parodista traeva la propria ispirazione.
Il più delle volte i poeti greci procedevano prima a estrapolare una scena seria, presente, magari, in un contesto epico o tragico, caratterizzato da un linguaggio aulico e da personaggi di alto rango, quali re, regine, principi e principesse, e poi ad adattare la stessa al contesto più basso della quotidianità, caratterizzata, invece, da un linguaggio scurrile e da personaggi facili da incontrare per strada, quali schiavi, scaricatori di porto, mercanti e persone di bassa cultura.
Questa differenza, cioè quella tra ambienti e linguaggi con cui una medesima scena veniva rappresentata, suscitava il riso dei lettori. Tanto per fare un esempio, si potrebbe prendere in considerazione il passo dell’Iliade (cfr. Omero, Iliade, XIV, 166-351) relativo all’amplesso divino tra Era e Zeus, caratterizzato da un malizioso gioco di seduzione che la dea Era mette in atto nei confronti del marito, servendosi di abiti belli e delicati, di un profumo dolce, donatole da Venere in persona, cui nessun uomo o dio avrebbe potuto resistere, e di parole ambigue che non scadono mai nella volgarità, in fine, poi, una nube dorata avvolge la coppia nascondendola a sguardi indiscreti. Lo stesso passo, ma in versione degradata, si trova nel noto epodo di Colonia dell’autore Archiloco (fr. 196 e fr. 196a West) in cui, rifacendosi alla scena precedentemente descritta con chiari riferimenti letterari, è lo stesso autore a mettere in atto un gioco di seduzione nei confronti della malcapitata sorella di Neobule (così, infatti, è identificata nel brano la donna oggetto delle “avances” del poeta) ricorrendo ad argomenti espliciti e volgari e, infine, servendosi del proprio mantello per nascondersi ai possibili sguardi indiscreti.

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