La crisi economica mondiale dei nostri giorni è frutto delle debolezze di un sistema basato su un capitalismo ed uno sfrenato consumismo che ha fondato le sue radici in un concetto di estrema competitività e che oggi ha dimostrato di non essere più sostenibile e, pertanto, non più attualizzabile e di fatto superato.
Le soluzioni dei governi a queste nuove realtà sempre più devastanti, sembrano non essere adeguate alla gravità della crisi in atto. In Italia, ed in Europa in generale, si è pensato di applicare politiche di austerità, e senza intervenire su fattori che avrebbero potuto alleggerire la pressione della crisi, si è deciso di farle gravare ed aggravare sulle spalle dei comuni cittadini e delle piccole e medie imprese.
Il risultato di queste scelte in Europa, si è visto con gli ultimi accadimenti della Grecia, Spagna e Cipro e non si potrà non vedere a breve anche in Italia dopo l’applicazione di provvedimenti simili.
Molti imprenditori pensano di risolvere il problema andando a produrre nei paesi a basso costo di manodopera ma questa soluzione in realtà, non risolve il problema sociale che ne deriva. La chiusura di queste aziende, infatti, innesca una reazione a catena di licenziamenti e tragedie familiari che sembrano non trovare soluzione a breve termine o in tempi adeguati.
Ma qual’è la chiave di lettura del problema economico odierno e, soprattutto, quale potrebbe essere una soluzione imprenditoriale concreta?
Le molte aziende che chiudono, anche dopo decenni di attività, dimostrano evidentemente che le soluzioni imprenditoriali “tradizionali”, in una situazione economica come quella odierna, non sono più adeguate e, con i ridotti margini di guadagno sui beni da acquistare, le spese non sono più sostenibili.
C’è la necessità di cambiare la visione tradizionale dell’impresa che vede il cliente come target da spremere (utilizzando tutti i mezzi di persuasione possibili come personaggi famosi, messaggi subliminari, etc.), il dipendente come una risorsa temporanea vincolata esclusivamente al rendimento dei risultati (indipendentemente dalle capacità personali) e l’imprenditore, che crea l’azienda, come unico fruitore reale di tutti i vantaggi che ne derivano.
Per stravolgere questi dogmi, bisogna rimodellare i ruoli di tutte le parti coinvolte in questo sistema e cominciare a capire che senza una cooperazione delle varie figure, il risultato non è più raggiungibile e crea un conflitto di interessi e situazioni sociali sempre più instabili.
Emerge così, la necessità di una soluzione imprenditoriale che sia cooperativa, in cui ovviamente l’imprenditore che ha generato il business mantenga i suoi guadagni derivati dal rischio di aprire una nuova impresa, i dipendenti possano aver riconosciuto un reddito legato alle loro reali capacità ed intraprendenza, ed i clienti non siano visti solo come target da colpire, ma come una risorsa con cui lavorare.
Molti ora penseranno, che nel paese delle meraviglie tutto è possibile, ma nella realtà di tutti i giorni questo risulta di difficile attuabilità. Tuttavia, non è esattamente così. Nel mondo ci sono già
aziende, anche grandi multinazionali, che da decenni hanno deciso di applicare questa filosofia di business e nel 2012 hanno fatturato oltre 100 miliardi di euro, coinvolgendo 75 milioni di persone ed essendo presenti nel mondo in oltre 250 paesi (tra cui l’Italia). Queste sono le aziende di Network Marketing o Multi-Livello Network Marketing.
Ma cosa è questo sistema che molti, senza neanche conoscere confondono con la cosiddetta “catena di Sant’Antonio”? Certamente non è una “catena di Sant’Antonio”, visto che questa, non coinvolgendo uno scambio di merce ma solo di denaro, è considerata una truffa e pertanto illegale in Italia ed in molti paesi del mondo.
Il Network Marketing è un business che risparmia sulle spese di persuasione, come le pubblicità, ed al cliente, a cui piace il prodotto e decide di promuoverlo, riconosce un compenso, divenendo di fatto un dipendente e promotore della stessa azienda. I guadagni del dipendente/cliente sono direttamente proporzionali ai risultati ottenuti ed indipendenti da chi è entrato prima nell’azienda, rivelandosi nei fatti un sistema altamente meritocratico. Inoltre, mentre il dipendente/cliente si occupa del “passaparola”, l’azienda si fa carico dell’amministrazione, dello stoccaggio e della spedizione dei prodotti e, rendendo il tutto più snello, efficiente ed economico, avrà la possibilità di proporre un prodotto più competitivo.
In conclusione, il Network Marketing, altro non è che un business che basa la sua forza su un sistema di distribuzione che coinvolge dipendenti/clienti in un ottica sinergica diversa rispetto ai business tradizionali ed unisce l’interesse del proprietario del business, del dipendente e del cliente, affinchè le cose vadano per il meglio.
Pertanto, questo si può considerare a tutti gli effetti una nuova frontiera di cooperazione imprenditoriale e, come sostenuto da molti economisti, “il business del XXI secolo”.



