Afghanistan - stabilità cercasi in una nazione martoriataL’Afghanistan è una nazione che sta cercando di ottenere una stabilità politica, ma non ha ancora trovato il modo di gestire la crescita della propria società civile autonomamente, senza aiuti militari esterni. L’unico modo di risolvere i conflitti interni afghani è quello di costruire uno Stato forte e autonomo, slegato dal dominio di talebani e Al Quaeda ma anche dal sostegno dei Paesi della NATO. L’invasione sovietica dell’Afghanistan, lo scontro fra sunniti e sciiti, la rivoluzione islamica, l’avvento dei talebani, sono tutti fattori che, nel corso della storia, hanno fomentato le lotte intestine e portato all’attuale disordine che regna nel Paese. Se il governo centrale dell’Afghanistan diventasse più forte, allora anche i paesi vicini come la Cina, l’Iran, il Pakistan, l’Uzbekistan ne trarrebbero beneficio, aumentando i rapporti commerciali con questo Paese.

In un articolo pubblicato dalla NATO Parliamentary Assembly si può leggere: “Nonostante il sempre più ampio intervento delle organizzazioni regionali, come ad esempio l’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC), l’Organizzazione per la cooperazione economica e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), i problemi irrisolti – ad esempio quello in Kashmir – ostacolano la piena capacità di intervenire di questi soggetti”. Mentre vengono risolte le questioni interne, l’Afghanistan deve riuscire a coltivare anche le sue relazioni con i paesi vicini: innanzitutto deve dunque pensare all’eliminazione del terrorismo, uno dei suoi problemi più gravi. Nel marzo del 2009, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha sottolineato con forza l’importanza del controllo regionale e la necessità di giungere ad una convergenza fra l’Afghanistan e i paesi asiatici limitrofi, perché ciò potrebbe rafforzare in modo significativo il continente asiatico. A seguito di ciò, Obama ha messo a punto la politica degli Stati Uniti al riguardo: far intervenire in Afghanistan i propri soldati ma anche quelli dei propri alleati, in particolare del Pakistan. Inoltre, ha nominato alcuni diplomatici come consiglieri sull’argomento (fra cui Richard Holbrooke, rappresentante per il “Gruppo di contatto per l’Afghanistan e il Pakistan”, nominato nel 2009).

Qualunque cosa accadesse in Afghanistan avrebbe un effetto, positivo o negativo, sul Pakistan, poiché i due paesi sono strettamente interconnessi ed hanno parecchi elementi in comune, ad esempio le problematiche riguardo alle zone di confine: il FATA (“Federally administered tribal area”, un’area tribale semiautonoma nel nord-est pakistano) e il Belucistan, patria di molti rifugiati. Inoltre, il Pakistan è diventato una dimora sicura per molti rifugiati afghani. La minaccia all’equilibrio di questa zona risiede nell’elevato numero di insurrezioni in Afghanistan e nel declino complessivo della sicurezza che a sua volta ostacola la crescita del Pakistan e delle sue forze di sicurezza. Quello di cui ha bisogno l’Afghanistan è la stabilità, la cui mancanza sta causando grande scompiglio nella nazione: l’unico modo per conquistarla è quello di stabilire leggi severe e di sviluppare una maggior civiltà nello stile di vita della popolazione, per ridurre l’aggressività che ad oggi domina.

Controllo ISAF sull’Afghanistan
La missione per la sicurezza dell’Afghanistan guidata dalla NATO nel 2001 (ISAF) è stata istituita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per tentare di ricostruire la sua situazione sociale fratturata: in particolare la preoccupazione era di proteggere il Paese da Al Qaeda e dagli attacchi dei talebani.
Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno avuto un ruolo fondamentale nel portare avanti questa missione. Trasferendo numerose truppe in Afghanistan, gli americani sono stati in grado di creare una forte base militare e di fornire un’importante forza di comando nella Regione afghana. La base militare centrale è stata divisa in due parti: una nelle province di Helmand e Nimruz, l’altra nelle province di Kandahar, Daykundi, Uruzgan e Zabul. In un articolo diffuso dal governo inglese, l’allora Segretario del Ministro della Difesa Liam Fox aveva dichiarato: “Accolgo con favore queste modifiche al comando e il controllo delle nostre forze in Afghanistan, che si basano su motivazioni di logica militare e sono nell’interesse della strategia globale della coalizione e della missione”. La visione strategica che Stati Uniti e Regno Unito avevano in mente era quella di un progresso a lungo termine per ottenere il successo in Afghanistan, ma ancora oggi hanno una lunga strada da percorrere davanti a sé. Il fattore più grave che ha ostacolato questa missione è l’influenza dei talebani e di Al Qaeda, che com’era prevedibile hanno causato molti problemi. L’Afghanistan deve fare ogni sforzo per raggiungere un controllo politico, più che un controllo militare, sul proprio Paese.
Le forze armate statunitensi hanno ottenuto un notevole successo nel controllo dei talebani nella regione meridionale di Helmand, ma la vera area in cui è necessario prestare particolare attenzione è la regione di Kandahar, completamente in potere del regime talebano, e perciò la più instabile e meno sviluppata. Tuttavia, gli attuali tumulti scoppiati in Afghanistan devono far comprendere agli Stati Uniti la necessità di ritirare le proprie truppe (in modo di evitare anche l’insorgere della diffidenza fra la popolazione afghana). Il timore è che una volta ritirate le truppe americane i talebani e Al Qaeda possano ristabilire la loro roccaforte di potere in Afghanistan e riprendere le loro attività illecite, ancora una volta: ma il Paese ha bisogno di rendersi conto che solo gli afghani possono combattere e risolvere la propria guerra interna, poiché non possono dipendere per sempre dal sostegno di paesi esteri.

Fonte: sudasianews.it

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