Garlasco - oggi verdetto Cassazione, ore di attesa per StasiVenerdì 5 aprile la Suprema Corte pronuncerà la sentenza sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. Alberto Stasi, unico indagato per la morte dell’ex fidanzata, è stato già assolto in primo e in secondo grado.Il sequestro di una bicicletta dell’imputato, nuovi esami su un capello trovato in mano alla vittima e una perizia sui gradini di villa Poggi. Li reclamano accusa e parte civile davanti ai giudici della Cassazione per provare a riscrivere la storia del delitto di Garlasco e il destino di Alberto Stasi, unico accusato per la morte della fidanzata Chiara Poggi, uccisa in modo truce il 13 agosto del 2007. Per la difesa, il ‘caso’ è blindato da due sentenze di assoluzione che hanno riconosciuto l’innocenza dell’ex studente bocconiano e dal provvedimento col quale il gip di Vigevano, Giulia Pravon, scarcerò Stasi perche’ a suo carico non c’erano elementi di colpevolezza sufficienti. Per accusa e legali della famiglia Poggi si può ripartire dalla famosa bicicletta nera vista davanti alla casa di Chiara in un orario compatibile con quello del delitto, avvenuto tra le 9,12 e le 9,35.
L’assassino sarebbe arrivato in via Pascoli a bordo di quella bici per poi consumare rapidamente il crimine. Ora, l’accusa chiede di sequestrare una bicicletta nera mai portata via dagli inquirenti, che già si sapeva nei primi giorni delle indagini trovarsi nella ditta del papà di Stasi. Una mossa inutile per la difesa perchè quella bicicletta descritta dalla vicina di casa presenta “caratteristiche incompatibili” (un cestello e delle molle sotto alla sella) col velocipede di Stasi. Un’altra bicicletta, bordeaux, quindi comunque diversa da quella in teoria del killer, era stata considerata la prova della “pistola fumante” (parole pronunciate in una conferenza stampa) dall’allora procuratore capo di Vigevano, Alfonso Lauro, perche’ sui pedali erano state trovate tracce del dna di Chiara.
Una perizia disposta in primo grado dal gup Stefano Vitelli sancìche questa traccia di dna fosse non databile e comunque non sorprendente nè decisiva visti i normali rapporti di frequentazione tra Chiara e Alberto. La parte civile insiste molto nella sua memoria sull’opportunità di dovere effettuare nuove analisi sul capello trovato sotto l’unghia della mano sinistra di Chiara che potrebbe, in questa ricostruzione, appartenere ad Alberto ed essere finito li’ durante la colluttazione precedente alla morte della ragazza. I difensori, guidati da Angelo Giarda, ribattono che le verifiche gia’ compiute dimostrano che il capello era castano e non biondo e non sarebbe stato strappato con violenza, ma caduto spontaneamente ed appartiene pertanto alla vittima. Infine, viene invocata una perizia sui primi due gradini della scala in casa Poggi che Stasi ha riferito di avere sceso prima di scorgere il cadavere. Una questione, secondo la difesa, gia’ affrontata e risolta dai periti in primo e secondo grado, i quali hanno escluso la possibilita’ di redigere una sorta di ‘mappa’ del sangue su quei gradini e quindi la possibilita’ per Stasi di calpestarlo e, nonostante cio’, restare con le suole delle scarpe immacolate. “Anche ove fosse stato possibile procedere a un’affidabile mappatura delle macchie relative ai gradini – scrivono i difensori nella memoria depositata in Cassazione – il rilievo della parte civile riguarda la superficie dell’imbrattamento e non la sua possibilita’ di sopravvivere all’uso delle scarpe”. (AGI) .

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