Django Unchaineddi Francesco Losito

Con la realizzazione del suo primo film western, Quentin Tarantino ha voluto aprire una pagina nuova che va ad aggiungersi a quella che è una brillante ed entusiasmante carriera di regista, sceneggiatore (e attore). A tutti coloro che guardavano con diffidenza al suo nuovo lavoro, dopo l’enorme successo di Bastardi senza gloria, considerato il suo capolavoro, Tarantino risponde con un film fuori dagli schemi (come sempre), dove violenza, adrenalina e sentimento si fondono come niente alla tematica storica dello schiavismo americano della seconda metà dell’ 800 e alle emozioni e vicende dei protagonisti e dei personaggi che ne fanno parte.
Django Unchained è e vuole essere, come tutti i suoi film, un omaggio, l’omaggio di Tarantino al cinema western italiano degli anni ’60 e ’70, alla cosiddetta categoria degli “spaghetti western” e quindi ai film di Sergio Leone (più volte da lui citato come il primo regista del cinema post-moderno e suo personale punto di riferimento). Per realizzare questo omaggio, Tarantino ha scelto come base un film omonimo di Sergio Corbucci del 1966 con protagonista Franco Nero (che in questo film compare in un cameo in una curiosa e ironica conversazione con il protagonista Jamie Foxx).
Il film racconta la storia di Django, uno schiavo che viene acquistato da un cacciatore di taglie, il dottor King Schultz (Christoph Waltz) il quale dopo essersi avvalso del suo aiuto per individuare alcuni ricercati, lo rende libero. Insieme, partono alla ricerca di una schiava, Broomhilda (Kerry Washington), moglie del protagonista, che lavora per Calvin Candie (Leonardo Di Caprio), un ricco latifondista del Mississippi.
Candidato a cinque Premi Oscar, il film ne ha vinti due: Miglior sceneggiatura originale e Miglior attore non protagonista a Christoph Waltz (già vincitore in questa categoria nel 2010 con il precedente film di Tarantino in cui interpretava il cacciatore di taglie colonnello SS Hans Landa), qui alla sua seconda collaborazione con il regista in una stupenda e magistrale interpretazione.
Django Unchained, assieme a Bastardi senza gloria e al prossimo lavoro del regista Killer Crow (in uscita forse nel 2014), fa parte di una trilogia storica in cui Tarantino rivisita periodi importanti della storia moderna.
Se dovessimo elencare quelle che sono le caratteristiche che contraddistinguono i film di o per meglio dire “alla Tarantino”, bisogna tener conto allora della presenza di scene altamente violente, “crude”, inserite con metodo maniacalmente artistico (lo stesso regista ha affermato che la violenza non è per lui che un puro soggetto estetico); un montaggio non proprio lineare, che vede vicende narrate in un perfetto disordine cronologico (disordine che però in questo film non c’è); l’utilizzo di musiche già esistenti e prese da altri film tra cui molte pellicole (anche italiane) finite nel dimenticatoio, musiche che nei suoi film acquistano una nuova identità e una nuova ed “originale” collocazione nell’immaginario collettivo. Nel film, oltre a vari temi sonori e canzoni, inedite e non, di genere diverso tra loro (alcune delle quali nessuno si azzarderebbe ad utilizzare in un film western), è presente una bellissima canzone scritta da Elisa e musicata dal maestro Ennio Morricone.

Durata: 165 minuti
Genere: Western, Azione

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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