La tavoletta, che chiamiamo tablet (termine inglese derivante dal latino tabula), grazie al sostegno dell’informatica e della tecnologia, consente all’utente di svolgere molte operazioni in più rispetto a quelle che erano le possibilità offerte dalla tabula. Inoltre, grazie alla propria memoria artificiale, questo strumento è capace non solo di memorizzare i nostri impegni, ma, qualora ci si dimenticasse di consultarlo quotidianamente per rendersi conto del da farsi, emettendo un suono acustico, è anche in grado di richiamare alla mente dello smemorato gli appuntamenti registrati in precedenza.
È possibile ancora scattare foto, registrare file audio o video, accedere alla rete internet e condividere il proprio contenuto multimediale; è possibile leggere giornali, accedere alla propria casella di posta elettronica, ecc.
Insomma, si tratta, a tutti gli effetti, di un vero e proprio mini computer.
Restano, però, ancora un paio di considerazioni da fare.
Di fronte all’intelligenza di tali mezzi sembra che la memoria umana, sottoposta a continui stimoli audio-visivi invece di progredire, stia retrocedendo: infatti, quando si archiviano delle parole, delle immagini, dei suoni e persino degli impegni un una mente elettronica, non lo si fa per ricordare, ma per dimenticare, sicuri che, al momento opportuno, sarà sempre possibile ricordarsi delle proprie emozioni, dei propri incarichi e delle proprie responsabilità accedendo tranquillamente a un deposito virtuale.
È vero, ascoltare e guardare i componenti di un archivio multimediale, soprattutto se personale, può richiamare alla mente e all’animo emozioni e sensazioni vissute in precedenza e poi registrate digitalmente.
Ma se il nostro dispositivo elettronico di memorizzazione si rompesse? Perderemmo anche le nostre emozioni, i nostri pensieri e le nostre esperienze di vita? Oppure, affidandoci solo alla nostra memoria e capacità rievocativa, potremmo essere ancora in grado di richiamare alla mente i ricordi più belli ed emozionanti?
Inoltre, come si può facilmente notare in un museo, le tabulae dei latini, seppur mezzi rudimentali, si sono conservate per più di duemila anni, portando con sé informazioni conservate sottoforma di incisioni. La memoria di un uomo resiste, per ovvie ragioni fisiologiche, sicuramente molto meno di duemila anni, ma può conservare i ricordi di una vita intera per tutto l’arco della sua durata, in media 70 anni circa.
Qual è invece l’attuale aspettativa di vita di un dispositivo elettronico, e quindi, delle informazioni-ricordi in esso contenute?



