– Perchè sceglie di “dirigere Gershwin” che attraversa più generi, dal blues alla musica classica?
Perché Gershwin rappresenta indubbiamente il compositore che ha coniugato magistralmente la tradizione colta europea con quella della musica afro-americana. Trovandosi sul crinale della modernità, è stato il catalizzatore della produzione musicale che all’inizio del ‘900 si poteva ascoltare negli Stati Uniti.
Con magistrale talento ha metabolizzato questo ricco panorama musicale, lasciandoci alcune delle pagine più affascinanti e significative della storia musicale non solo americana.
– Che valenza ha nel nostro tempo un compositore come lui che affermava: “La vera musica deve rispecchiare il pensiero e l’ispirazione della gente e dei tempi. La mia gente sono gli americani e il mio tempo è oggi.”?
Questa è una legittima e personale affermazione e convinzione di Gershwin. Io ritengo tuttavia che l’artista, il creatore, anche se inevitabilmente condizionato dal contingente della sua epoca, dovrebbe realizzare le sue opere per l’eternità e non soltanto per rispondere soltanto all’esigenza degli uomini della sua epoca.
Il “dovrebbe” naturalmente è una mia opinione.
Questa nasce dal fatto che ritengo il compositore, il creatore di un’opera nuova, un medium che riesce a raggiungere il magico equilibrio insito nella natura, realizzando un capolavoro che si va ad aggiungere proprio alle “Opere d’Arte” della natura stessa.
– Il direttore d’orchestra è una figura molto affascinante vista con gli occhi di un ‘profano’. Come un dio che dirige e controlla affinchè ci sia armonia nel mondo e nulla risulti stridente. Gershwin diceva: “Mi piace pensare la musica come una scienza emozionale”…..
Concordo sulla figura del direttore d’orchestra quale medium tra la pagina scritta e gli ascoltatori. Più che un Dio, si tratta di uno strumento il cui scopo dovrebbe essere quello di re-suscitare e rigenerare ad ogni esecuzione la bellezza e l’armonia celate in una partitura.
Concordo con Gershwin sulla “scienza emozionale”. Le nuove frontiere della Neuroestetica ci dicono esattamente la stessa cosa: un quadro, una musica, un film, una scultura o una coreografia che ci toccano nel profondo, sono il risultato di un magico equilibrio tra il razionale e l’irrazionale che l’autore è riuscito ad esprimere nella sua opera. La cosa interessante, è che sottoposti ad esperienze di questo tipo, il nostro cervello e quindi la nostra stessa vita ne traggono enormi benefici sia dal punto di vista fisiologico che psicologico.
Non condivido pertanto la tesi che “con la cultura non si mangia”, con la cultura invece si nutre beneficamente sia il nostro organismo che la nostra sfera spirituale. In questo momento di buio culturale e spirituale, nel quale non mi sembra che i miracoli della finanza ci facciano vivere meglio, la cosa più opportuna per le classi dirigenti del nostro Paese dovrebbe essere proprio quella di sostenere ed incentivare le attività artistiche e culturali.
– La ringrazio per l’attenzione che mi ha dedicato. Secondo me chi intervista svela un po’ di sè per poter ricevere un mondo che dovrà poi condividere. Penso che l’intervista sia sicuramente una ‘comunione di beni’ in un tempo in cui si tende a dividerseli i beni più che a condividerli e, in considerazione di questa mia idea, Le dico che è stato per me un piacere condividere un pezzetto di strada con Lei e con Gershwin.
Grazie a Lei per questa intervista, e l’aspetto al concerto del 15 marzo al Teatro Cassia.
Omaggio a Gershwin – Venerdì 15 marzo – ore 21:00 – Teatro Cassia (Via Santa Giovanna Elisabetta, 69)
Arrangiamenti – Tromba: Franco Piana
Pianoforte: Stefano Micheletti
Direttore: Alfredo Santoloci



