FIS nordic world ski championships, cross-country, medals, Val di Fiemme (ITA)Nikita è un bel nome. Equivale a Nicola, Nicolò, Nico. Deriva dal greco antico da “nike”, la vittoria.
Nikita Kriukov, dunque, ha la predestinazione nel nome. Ai Mondiali di Val di Fiemme ha vinto la sua seconda gara con un’autorità superba. All’oro nella Sprint individuale a tecnica classica, in cui ha giustiziato Northug, Harvey e Joensson, ha aggiunto quello della Sprint a squadre a tecnica libera, trafiggendo Joensson, Poltoranin, Harvey e Pellegrino. Due colpi folgoranti, da matador.Kriukov viene da Dzerzhinsky, cittadina in riva alla Moscova, vicina alla capitale Mosca. È cresciuto all’ombra dello splendido Monastero di San Nicola, dalle torri a cipolla dorate e turchesi. Sua madre gli ha dato il nome del patrono della città. E quel nome benedetto gli ha aperto la strada. Il 17 febbraio 2010 al Whistler Olympic Parc, ai Giochi di Vancouver, ha folgorato il connazionale Aleksandr Panzhinsky, conquistando l’oro olimpico. Kriukov vince nelle occasioni che contano.
Lo abbiamo visto sciare sotto la neve. Ci è apparso al limitare del bosco, improvviso come i rapitori di ragazze di Turgenev, che sparivano nella tormenta con la loro preda. Anche Northug ha provato la punta acuminata del suo pugnale. Kriukov non è solo un atleta stupendo, bravo nei due stili, è anche un ragazzo sveglio, intelligente. Tra i grandi scrittori russi a Tolstoj, Dostoevskij, Gogol e Puskin preferisce Nikolay Nekrasov, il poeta del popolo. Un autore basso, capace di autocritica e, perciò di scrivere versi che molti dei nostri politici farebbero bene a fare propri per contrizione: <Ho solo vegetato / ho portato la livrea del mio sovrano / ho sfruttato il tesoro dello stato / e pensavo così di vivere sempre>.
Kriukov è l’avanguardia dell’Armata Rossa che si prepara per i Giochi Olimpici del 2014 a Sochi. Il presidente del Comitato Olimpico Russo Aleksandr Zhukov ha annunciato che la squadra russa vuole vincere 15 medaglie d’oro olimpiche. Vuole insomma sconfiggere la Norvegia, prima potenza dello sci nordico. Franco Nones, olimpionico di Grenoble ’68, ha dichiarato: <Penso che i russi possano vincere qui la staffetta 4×10 chilometri e collezionare parecchie medaglie con Legkov, Vyleghzhanin, Chernousov>.
Il pronostico di Nones poggia anche sullo splendido passato dei russi/sovietici che hanno presentato campioni come Vedenin, Bazhukov, Zimyatov, Saveliev, Prokurorov…Certamente la squadra maschile russa sarà protagonista a Sochi. Ma la Russia è un pianeta a due facce. La squadra femminile, demolita dal doping, che ha travolto Yegorova, Danilova, Lazutina, Chepalova – un male endemico, visto che Galina Kulakova, nel ’76, fu la prima squalificata della storia olimpica – non è all’altezza della tradizione.
Qui solo gli uomini russi, non le donne, sono protagonisti. La stella che li guida è Nikita Kriukov, che ha lo stesso nome di Rimskij Korsakov, l’autore del favoloso “Volo del calabrone”, e di Nicolò Paganini, che, oltre al famoso “Cannone”, suonava uno Stradivari, fatto col legno delle foreste di Fiemme. Anche Kriukov ha cavato fuori da questa valle musicale la prodezza della performance.
Claudio Gregori

Redazione

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