Una delle caratteristiche peggiori della psichiatria (e dei loro compagni di merende di Big Pharma) è la fregatura che immancabilmente si cela dietro ciò che loro spacciano come ‘aiuto’. Le campagne contro lo stigma della malattia mentale non si sottraggono a questa logica.
Nel film “Tutti gli uomini del presidente” Gola Profonda, l’informatore che ha fatto esplodere lo scandalo Watergate, suggeriva a Robert Redford e Dustin Hoffman di “inseguire i soldi” se volevano scoprire la verità. Abbiamo accettato il suo consiglio: in America, dove i bilanci delle associazioni sono più trasparenti che da noi, si scopre che queste campagne sono organizzate e finanziate da Big Pharma. Per esempio, gli “Sponsor Fondatori” della campagna NAMI, l’Associazione nazionale sulla salute mentale , che si propone di “porre fine allo stigma e alla discriminazione contro i malati mentali” sono Abbott Labs, Bristol-Myers Squibb, Eli Lilly, Janssen, Pfizer, Novartis, SmithKline Beecham and Wyeth-Ayerst Labs.
Per carità, niente di male nel voler cancellare lo stigma, ma l’unico modo corretto di farlo è cancellare la madre di tutti gli abusi: il concetto stesso di malattia mentale. Lo scopo di queste campagne, invece, è solo quello d’incoraggiare la gente ad andare dallo psichiatra e prendere sempre più pillole, di fatto creando e finanziando i cosiddetti gruppi per i diritti del paziente “malato di mente” e altri “gruppi di sostegno” che stanno inondando internet.
Di fatto questi gruppi di sostegno per i malati svolgono attività di lobbying e lavorano su leggi statali e federali che influenzano l’intera nazione – dagli anziani in case di cura alle madri, la gravidanza e ai bambini nelle scuole, esercitando pressioni su legislatori, stampa e il pubblico in generale – a favore delle case farmaceutiche che li finanziano (e non dei pazienti che dicono di rappresentare). Se così non fosse, non potrebbero mai sostenere qualcosa dannoso come l’elettroshock alle donne in gravidanza, né la richiesta di assunzione di farmaci psichiatrici da parte del bambino come condizione per la loro frequenza della scuola. Né si opporrebbero alle emissioni da parte della FDA di avvertenze su antidepressivi e farmaci per l’ADHD per il fatto che generano in chi li prende violenza, tendenze suicide ed effetti collaterali gravi, incluso il rischio di morte.
Alla fine degli anni 70 e 80 eminenti psichiatri dell’Associazione Psichiatrica Americana (APA) e membri dell’Istituto nazionale di Salute Mentale (NIMH) escogitarono un piano per la “crescita delle organizzazioni dei consumatori e di sostegno con l’intento di ottenere da questi l’aiuto necessario a fare pressioni al Congresso per ottenere maggiori finanziamenti alla ricerca psichiatrica”, tra questi l’Alleanza nazionale sulla malattia mentale (NIMH), l’Associazione americana per i disordini dell’ansia (ADAA), l’Associazione nazionale sulla depressione e il maniaco-depressivo (NDMDA) (ora Alleanza per il sostegno ai bipolari), e l’Alleanza nazionale per la ricerca sulla schizofrenia e la depressione (NARSAD). Finanziati dalle case farmaceutiche, che pure ne traggono enormi profitti.
Tra i programmi che questi gruppi “a difesa dei malati” troviamo la medicazione forzata dei pazienti (contro la loro volontà), l’approvazione e la promozione di psicofarmaci che sono stati provati essere pericolosi e letali, screening di salute mentale su tutti i bambini nelle scuole, elettroshock e farmaci psicotropi sulle donne in gravidanza. Questo mentre, allo stesso tempo, boicottano in ogni modo possibile qualsiasi metodo non farmacologico alternativo che minacci il loro impero psicofarmaceutico da miliardi di dollari. Tanto per citare qualche esempio, questi cosiddetti gruppi per la difesa dei diritti dei pazienti si oppongono strenuamente a qualsiasi riforma che richieda maggior chiarezza nei ‘black box’ (gi avvisi di pericolosità stampati in neretto sulle confezioni di alcuni psicofarmaci), limiti o disciplini i test nelle scuole, promuova il consenso informato come diritto dei pazienti.
Sharon Batt della Dalhousie University di Halifax, Canada, ha fatto parte di numerosi gruppi di difesa dei pazienti e, avendo notato un modello di comportamento comune, ha tratto alcune conclusioni: “C’è un preciso schema in questi gruppi di supporto: quelli che accettano finanziamenti dalle case farmaceutiche sostengono con maggior sollecitudine le recensioni e la disponibilità dei famaci, chiedono una maggiore copertura assicurativa e vedono la pubblicità diretta (di psicofarmaci) ai consumatori come un beneficio per i pazienti. Quelli, invece, che mantengono l’indipendenza finanziaria sottolineano la sicurezza rispetto alla velocità e sono critici sulla pubblicità diretta al consumatore.”
Vorremmo anche rilevare che ci sono gruppi che non sono finanziati da aziende farmaceutiche, e hanno davvero gli interessi del consumatore/paziente come loro obiettivo: ma è necessario selezionare le proprie fonti d’informazione con spirito critico.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda: informarsi attentamente, non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, richiedere accurate analisi mediche e avvalersi sempre di un medico se si decide di smettere di assumere terapie a base di psicofarmaci. Il cittadino ha il diritto di richiedere l’applicazione del consenso informato e i medici devono informare, codice di deontologia medica art. 33, 34 e 35, inoltre è possibile segnalare le reazioni avverse ai farmaci compilando l’apposito modulo ed indirizzandolo al responsabile di farmacovigilanza della propria zona, come indicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco.
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus


