mutilazioni genitali femminilidi Chiara Cristina Lattanzio

Oggi UN Women riunisce insieme donne e uomini, ragazzi e ragazze da ogni parte del mondo, invitandoli ad agire nel segno della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili (MGF).
Le mutilazioni genitali femminili (MGF), sono pratiche tradizionali che vengono eseguite principalmente in 28 paesi dell’Africa sub-sahariana, per motivi non terapeutici.
Questa pratica, alla quale sono state sottoposte più di 140 milioni di donne nel, viene classificata in 4 tipi diversi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS):

  1. Circoncisione (o infibulazione al-sunna): è l’asportazione della punta della clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche;
  2. Escissione al-wasat: asportazione della clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra;
  3. Infibulazione (o circoncisione faraonica o sudanese – dal latino fibula, spilla): asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale;
  4. Il quarto gruppo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili.

Le conseguenze di tali pratiche sono gravissime sia per il fisico che per l’anima. Emorragie a volte mortali, infezioni, shock, cisti, difficoltà nei rapporti sessuali, rischio di morte nel parto sia per la madre sia per il nascituro segnano per sempre la vita di una donna.
Il 20 dicembre 2012 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili. La risoluzione, depositata dal gruppo dei Paesi africani, è stata in seguito sponsorizzata dai due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite.
In Italia questa pratica è vietata dalla Legge 9 gennaio 2006, n. 7 “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”, ma non si può escludere che venga eseguita. Le bambine vengono portate all’estero durante le vacanze estive e costrette a subire la mutilazione dei genitali, garanzia del loro status sociale e della loro idoneità ad andare in spose.
Alcuni popoli parlano di tradizione culturale, ma oggi sappiamo che si tratta di atroce violenza insensata.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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