di Daniela Cerino
In tempi di tasse, Imu, tagli, crisi, spread, e chi più ne ha, più ne metta, qualcosa, da diversi mesi, preoccupava l’America e di riflesso faceva tremare i mercati internazionali: il ‘Fiscal Cliff’ o ‘Precipizio Fiscale’.
Il termine è stato introdotto per indicare i tagli fiscali e le tasse che sarebbero potute entrare in vigore dal 1 gennaio 2013 se camera, senato e presidenza statunitensi non avessero raggiunto un accordo, in extremis, per ridurre il deficit del governo federale Usa.
Il mancato accordo avrebbe avuto conseguenze drammatiche per l’economia americana e per tutto il sistema economico mondiale determinando nel 2013 una nuova crisi finanziaria globale.
I tagli e le imposte previste dal Fiscal Cliff avrebbero comportato la riduzione del Pil Usa di circa il 5% e un brusco aumento della disoccupazione e riduzione dei consumi.
Tali effetti avrebbero quindi contagiato tutti i mercati internazionali.
Vediamo come si è giunti ad un accordo quasi allo scoccare della mezzanotte del 31.12.2012.
I Repubblicani spingevano al ridimensionamento dei programmi di spesa del Presidente Obama, tagliando la spesa corrente e riducendo il fabbisogno in maniera strutturale per evitare un aggravio fiscale e la contrazione dei redditi e dei consumi. I Democratici pensavano ad una soluzione di compromesso tra aumenti di imposte e tagli di spesa.
L’accordo prevede un innalzamento delle tasse per chi guadagna più di 400.000 dollari all’anno (450.000 per i nuclei familiari); conferma degli sgravi fiscali per le famiglie della classe media e si rendono permanenti le aliquote della minimum tax; aumento tassa di successione, l’aliquota viene innalzata dal 35% al 40% sulle proprietà che superano il valore di 10 milioni di dollari; proroga indennità di disoccupazione, le agevolazioni per i disoccupati di lungo periodo vengono estese fino alla fine del 2013; agevolazioni infanzia e studenti, i crediti di imposta per chi ha figli e per gli studenti che devono pagare il college vengono estesi per cinque anni; sgravi ad imprese che non innovano, vengono estesi fino alla fine del 2013 i crediti di imposta per le imprese che investono in ricerca ed innovazione e per quelle del settore delle energie rinnovabili; ‘Doc Fix’, stop alla riduzione dei pagamenti ai medici del programma Medicare ( quello per anziani e disabili); tagli spesa vengono rinviati di due mesi e sostituiti con le nuove entrate e tagli mirati in alcuni settori come quello della difesa.
Ma altri problemi del Fiscal Cliff sono ancora all’esame, come quello riguardante i tagli al Pentagono.
Obama si ritiene abbastanza soddisfatto dei risultati raggiunti, anche se ancora la discussione sarà molto lunga alla Camera e comunque egli auspica ‘i voti al più presto’ perché ‘né i democratici né i repubblicani hanno ottenuto quello che volevano, ma questo accordo era la cosa giusta da fare per l’America’. E ancora Obama ha dichiarato che ‘il problema sarà risolto gradualmente’ e ‘se i repubblicani pensano che il lavoro per ridurre il deficit sia solo quello di tagliare la spesa, dovranno cambiare idea’, parole che hanno irritato diversi parlamentari repubblicani.
Per molti questa decisione non eviterà una recessione seppur lieve dell’economia americana, attenuata comunque dalla nuova bolla immobiliare e dalla bolla della repressione finanziaria.
Un po’ come in Italia dove c’è chi pensa di combattere una depressione economica indotta dalla più imponente ondata di tassazione con tagli a spese pubbliche, dismissioni e svendite di patrimoni e partecipazioni statali, tranciando occupazione e stipendi pubblici, in nome e per conto di un mercato privato primo responsabile della crisi a livello internazionale.



