Parliamo di Black Friday. No, non è nulla di estremamente catastrofico, e poco ha a che vedere con le crisi (a meno che non si intendano tali quelle di nervi che la lunga attesa in code interminabili e la spietata concorrenza di donne –e non solo- malate di shopping comportano).
“Black Friday”, o letteralmente “venerdì nero”, è il giorno che negli Stati Uniti segue il Giorno del Ringraziamento, e che segna per tradizione il primo dì ufficiale di via alla stagione dello shopping natalizio. In questa particolare giornata, i maggiori distributori aprono i rispettivi punti vendita particolarmente di buon’ora, come alle 6, ma anche alle 5 o alle 4 della mattina) offrendo al grande pubblico saldi particolarmente vantaggiosi al fine di incrementare le vendite; evento che smuove inevitabilmente le folle, incidendo significativamente sugli indici della capacità di spesa dei consumatori tanto da essere atteso con fervore anche da analisti finanziari e, in generale, negli ambienti borsistici.
Sebbene tradizionalmente il termine Black Friday, nato a Philadelphia, venga associato al pesante e congestionato traffico stradale che si sviluppa, per l’occasione, in quel giorno, è parimenti plausibile si riferisca al fatto che tradizionalmente i libri contabili dei commercianti passavano dal colore rosso al colore nero (nella contabilità classica rosso sta per perdite e nero per guadagni): con il Black Friday inizierebbe il periodo dell’anno più proficuo per i retailers, capace di portare in nero, quindi in attivo i conti delle aziende commerciali.
Sebbene questa sorta di tradizione viga principalmente nei grandi stores statunitensi, estesasi successivamente anche ad altri Paesi di lingua anglofona quali Canada e Regno Unito, è interessare notare come di recente si sia insidiata anche nella nostrana Europa –alla stregua di gran parte delle tradizioni d’oltreoceano-.
Al Black Friday fa da alcuni anni coda il “Cyber Monday” (“cyber lunedì”, termine proposto per la prima volta nel 2005 dalla divisione Shop Organization della National Retail Federation), che è il lunedì immediatamente seguente, data in cui anche i dettaglianti on line propongono convenienti promozioni di vendita così da consentire il ‘recupero’ a chi non abbia partecipato alle resse del venerdì.
Anche quest’anno, nonostante la situazione, i saldi hanno fatto nel fine settimana passato il loro primissimo debutto di stagione: parliamo di osservanti catene di vestiario come ad esempio Oysho, ma soprattutto dei grandi brand informatici del calibro di Apple. Se inoltre, nonostante le lunghissime file, pare che gli acquisti siano generalmente diminuiti dell’1,8% rispetto all’anno scorso, solo Amazon ha saputo guadagnare nella giornata di lunedì 26 oltre un miliardo di dollari. Grandissimo successo per l’e-commerce dunque; la tecnologia rimane sempre in testa alle liste dei regali di Natale.
Si può dire dunque che sia con questo avvenimento ufficialmente cominciata la ‘stagione della caccia’ al regalo di Natale perfetto; da vedere è se i negozi saranno presto gremiti o se, come l’anno passato, si riscontrerà un ribasso degli acquisti. Per quanto riguarda i commercianti, ci si auspica che un incremento dei saldi in questo particolare periodo sarà sufficiente a consentire ai consumatori di assaltare i negozi con la stessa carica di sempre, vigore di cui l’economia avrebbe ora più che mai bisogno. A dirla tutta, in effetti, è presumibilmente la stessa speranza che si avvolge i consumatori stessi.



