di Cristina Caruso
Ottobre 2012: sono passati ben vent’anni dal Mammografy Quality Standards Act (MQSA), il regolamento che ha stabilito gli standard nazionali per l’accreditamento, la certificazione e l’ispezione degli impianti mammografici negli Stati Uniti. Grazie a questa normativa, il personale della FDA ha contribuito a creare un ambiente in cui tutte le strutture mammografiche operano secondo gli standard nazionali.
Tali norme hanno anche contribuito ad ottimizzare le dosi di radiazioni, e in ultima analisi, a una migliore rilevazione, prima del trattamento, e a migliori risultati nelle pazienti con diagnosi positiva. L’attuazione della FDA del MQSA ha incoraggiato gli operatori sanitari e i produttori di apparecchiature a puntare all’eccellenza, e nel frattempo a dare alle donne tutte le informazioni necessarie per prendere decisioni più informate di assistenza sanitaria. Tutt’oggi, dopo vent’anni, gli obiettivi restano gli stessi. Un programma di screening che si rispetti deve rilevare una malattia a prognosi infausta se diagnosticata in fase avanzata, e con buone possibilità di cura, se diagnosticata in fase precoce. Di conseguenza, ciò aumenta l’incidenza di cancro al seno allo stadio 1 o 2 e riduce l’incidenza dei tumori in fase tardiva. Per esaminare l’andamento dell’incidenza sia dello stadio precoce che di quello avanzato del tumore al seno, dal 1976 al 2008, nelle donne di età superiore ai 40 anni, sono stati analizzati i dati del Surveillance, Epidemiology and End Results (SEER) Cancer Statistics. L’introduzione della mammografia di screening negli Stati Uniti è stata associata ad un raddoppiamento del numero di casi di stadio precoce del cancro al seno rilevati ogni anno, 112-234 casi per 100.000 donne – con un incremento assoluto di 122 casi per 100.000 donne . Contemporaneamente, è diminuita dell’8% la percentuale di donne con diagnosi di carcinoma della mammella allo stadio avanzato, 102-94 casi per 100.000 donne. Dopo le dovute correzioni statistiche, si è giunti alla conclusione che l’incidenza del cancro al seno sia sovrastimata a 1,3 milioni di donne negli Stati Uniti negli ultimi 30 anni. Nel 2008, il cancro al seno era sovrastimato in più di 70.000 donne, il che corrisponde al 31% di tutti i tumori mammari diagnosticati. Nonostante i sostanziali aumenti delle pazienti con cancro al seno diagnosticato ad uno stadio precoce, lo screening mediante mammografia ha solo marginalmente indotto una riduzione dell’incidenza di tumori allo stadio avanzato. Vi è dunque una sostanziale sovradiagnosi, pari a quasi un terzo di tutti i tumori al seno, e lo screening sta avendo, nel migliore dei casi, solo un piccolo effetto sul tasso di mortalità ad esso associato.


