Di Coppola Francesco
In una lunga intervista, concessa al giornalista Nando Santonastaso del quotidiano Il Mattino di Napoli, Enzo Moavero Milanesi, ministro per gli Affari europei e tra gli ospiti del meeting dei Giovani industriali di Capri ha parlato del ruolo dell’Italia all’interno della comunità europea.
Milanesi ritiene innanzitutto importante ricordare l’impegno che il governo Monti ha messo nel rispettare gli impegni presi con l’UE per quanto riguarda il rigore dei conti e la volontà di crescita. Milanesi sostiene che «abbiamo il dovere di rappresentare al meglio le legittime istanze dei cittadini, perché è in Europa che si gioca il destino prossimo e futuro dell’Italia. Essere a pieno titolo in Europa vuol dire farsi apprezzare non solo per l’assiduità di presenza agli incontri che è un imperativo, ma soprattutto perché siamo portatori di idee e di iniziative. A gennaio, per esempio, abbiamo promosso noi con Gran Bretagna e Olanda la lettera che sollecitava i Paesi dell’UE a un impegno forte e unitario su crescita e creazione dei posti di lavoro accanto alle politiche di rigore. È proprio da questa nostra iniziativa che al vertice di fine giugno oltre all’accordo ‘Fiscal compact’ è nato anche il Patto per la crescita e l’occupazione».
Per quanto riguarda l’agenda Monti Milanesi sottolinea l’importanza di non essere preda di facile scetticismo, perché «un Paese come il nostro che da almeno 30 anni si porta avanti un altissimo debito pubblico, trasferendolo così alle nuove generazioni, ha il dovere di ridurre questo fardello. Con il ‘Fiscal compact’ e i provvedimenti europei già approvati dal precedente governo e confermati dal nostro, l’Europa e noi puntiamo a questo obiettivo. In una fase di crisi difficile, come quella che attraversiamo da qualche anno, il traguardo si può raggiungere non solo con le tasse. A questa leva se ne sono affiancate almeno altre due, legate all’azione di governo, ovvero la riduzione della spesa pubblica e le dismissioni dei beni dello Stato. Vi è poi un’ulteriore terza leva, che dipende molto dall’iniziativa, dal ruolo delle imprese: se cresce il Pil, noi ridurremo il debito». E in questo senso il ministro sente il bisogno di sottolineare come «stiamo dimostrando, con l’azione del governo, il sostegno del Parlamento e i sacrifici di noi cittadini, che il nostro Paese può risollevarsi con le sue sole forze. L’Italia non ha ricevuto un solo centesimo di aiuto da altri Stati o dall’Unione Europea, anzi ha contribuito alla salvaguardia dei conti di Paesi in difficoltà, come la Grecia. Bisogna mantenere intatti i capisaldi di questo impegno comune. Uno sforzo in cui sono impegnati tutti gli Stati dell’UE. E’ indispensabile, perciò, che all’interno di ogni Paese ci sia una spinta di fiducia compatta. La recessione secondo le previsioni del governo si esaurirà l’anno prossimo e già alla fine del 2013 ci sarà un miglioramento verso una prima ripresa».
Infine Milanesi ci tiene a specificare, durante l’intervista, come la questione dei Fondi UE destinati alle zone disagiate italiane, non sia tutta rose e fiori: «Sui Fondi, purtroppo, non traiamo ancora la pienezza dei vantaggi dalle opportunità che l’UE ci offre. Non solo: sovente subiamo il vincolo delle normative UE, ma per giunta non riusciamo a spendere al meglio e nei tempi prescritti i finanziamenti attribuiti all’Italia. C’è un grande impegno del ministro Barca e mio per abbattere anche questo ulteriore spread che è doppiamente negativo: da un lato, perché non spendiamo e quindi non produciamo crescita e non creiamo occupazione, e dall’altro, perché offriamo un’immagine di sistema-Paese negligente. E non è vero: perché proprio questo è il terreno, insieme alla capacità di migliorare il grado di efficienza delle strutture operative e amministrative del Paese, sul quale noi crediamo di poter recuperare la fiducia degli investitori».

Tag: 30/10/2012, Moavero Milanesi, Affari europei, intervista

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