di Chiara Cristina Lattanzio

“Ma a te…te piace ‘o presepe???” “No. Nun me piace. ” (in Natale in casa Cupiello, di Eduardo de Filippo).

Nell’autunno del 2004 Adel Smith, finto mussulmano sconfessato dal mondo islamico, sosteneva l’abolizione del simbolo del Crocifisso e del presepe nelle scuole.

Oggi, nell’autunno del 2012, la proposta di abolire la presenza del presepe e di tutti i simboli che riportano al Natale, si ripresenta ad opera di una dirigente scolastica in Emilia-Romagna. La decisione sarebbe un incentivo alla multiculturalità, alla fratellanza e all’amicizia.
Il sindaco del paesino ha promesso di inviare un presepe per ogni classe della scuola tentando di rimediare, ma la vicenda è già giunta al ministro Profumo e l’assessore regionale Patrizio Bianchi.
Si tratta di multiculturalità o di ‘multignoranza’?
Se vogliamo parlare di rispetto per tutte le professioni di fede, perché non provare ad introdurre, oltre al valore del Natale, anche il valore del digiuno durante il Ramadhan, il valore della Pesach ebraica, e di tutti i valori dei fratelli, amici, compagni di classe, vicini di casa?
Perché ci rifiutiamo di insegnare nelle scuole la diversità come valore anziché far finta di professare che siamo tutti uguali?
Siamo tutti diversi e proprio perché diversi, siamo preziosi e unici. La diversità è un valore!
La massificazione ci rende pecore dello stesso gregge, tutti numeri e non nomi. Ci rende pupazzi di plastica e silicone affannati ad inseguire uno status o una forma estetica precisa. Siamo tutti esseri eterodiretti prevedibili e controllabili nei gusti e nelle tendenze.
Ecco che sbuca improvvisamente il problema dell’anoressia perché il riflesso del mio specchio è diverso dall’immagine di una modella, ecco i tantissimi giapponesi occidentalizzati, ecco i lifting, le mastoplastiche additive e le sindromi depressive.
Perché ai nostri bambini insegniamo che dobbiamo essere uguali e non che essere unici è un valore importantissimo?
È certo che il mondo scolastico deve essere imparziale, ma non deve nascondere le varie realtà. Piuttosto dovrebbe farle studiare e conoscere in modo da rendere gli individui intelligenti ed autonomi
La crisi del XXI secolo è una crisi di valori.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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