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Monsieur David è un attore torinese, artista poliedrico che, con il suo Teatro du Pied, si destreggia tra l’improvvisazione e la pantomima. Il suo modo di fare teatro, del tutto originale ed espressivo, è capace di coinvolgere il pubblico di ogni età ed è pregno di un profondo messaggio di umanità che muove da un bisogno di libertà interiore ed artistica e che confluisce nella realizzazione dello spettacolo “La Danse du Pied – Apriti alla gioia”, di enorme successo non solo in Italia ma anche in Spagna, Austria, Slovacchia, Romania, Ucraina e, per ultimo, nel Beijing International Puppets Festival.
In quest’intervista, che parte dal nuovo tour in Oriente, il talento di Monsieur David ci trasporta in un viaggio di crescita esperienziale professionale e personale.

Monsieur David, questa è la tua prima volta in Oriente per un tour. Quali sono state le tue prime impressioni al tuo arrivo?
“L’esperienza a Pechino ha cambiato completamente la mia visione artistica. Piano piano sto riuscendo a creare la mia storia e la mia realtà artistica, includendo anche l’estero. La Cina mi ha colpito sin da subito, in senso positivo, ho capito che è un paese dove le mie arti sceniche si allineano molto bene con la mentalità del posto, basata su caratteristiche come lentezza e gesto estetico. È stato curioso notare la reazione del pubblico, l’accoglienza, infatti, è stata strepitosa durante il Beijing International Puppets Festival.

Cosa ti ha sorpreso di più del pubblico orientale rispetto a quello occidentale?
“Mi ha sorpreso vedere come lo stesso spettacolo che proponiamo in Italia piace tantissimo ai cinesi. Il pubblico poneva delle domande importanti e molti giovani ci rivolgevano curiosità pregne di significato. È stata un’esperienza altamente stimolante. Il Beijing Festival mette in scena artisti che si occupano del teatro dei pupazzi ed è una grande occasione per celebrare la creatività degli attori che mettono in scena spettacoli con dei puppets, dando loro vita, forza ed emozioni.”

Da dove nasce il tuo “Teatro del Piede”?
“Il mio Teatro del Piede nasce dall’esigenza di trasformare la mia vita. È un’azione politica che vuole andare a contrastare lo stereotipo della nostra società. È un’occasione che mi sono dato per lasciare un segno e invogliare tutti a mettere in campo quell’unicità che ognuno deve avere il coraggio di esprimere. Abbiate il coraggio di raccontare voi stessi, mettervi in gioco, sperimentare e mettervi a disagio. Rimarreste sorpresi da cosa si è capaci di fare.
La Danse du Pied è realizzata insieme alla mia compagna di spettacolo Federica Gumina, in arte Madame Marion, con cui ho condiviso quest’esperienza in Oriente. Da anni si è voluta immergere anche nel lavoro di teatro fisico gestuale e pantomima comica, un linguaggio che non conosceva ma che pian piano si sta integrando alla mia esperienza. Sono convinto che insieme sapremo dare molta forza ed energia. Siamo come un corpo unico sulla scena e l’allineamento e la comprensione delle tecniche sceniche messe in campo è di vitale importanza se vogliamo garantirci un futuro spumeggiante.”

Hai dovuto modificare in qualche modo la tua performance per adattarla alla lingua diversa?
“Abbiamo dovuto tradurre il monologo finale in inglese. Inoltre, dato che mi piace sempre lasciare un cameo di ringraziamento, ho portato un pupazzo cinese che canta una canzone cinese. Il pubblico è rimasto sorpreso dalla canzone che io ho scelto istintivamente e che, ho scoperto solamente stando lì, è molto apprezzata in Cina. Ci sono stati tanti applausi e feedback positivi. Sai cosa significa questo? Significa che le distanze non esistono, quando partiamo ci allineiamo interiormente all’esperienza che andremo a vivere, captiamo qualche cosa del luogo ed entriamo in simbiosi con esso. Tutto è interconnesso.”

Come pensi che questa esperienza abbia influenzato la tua crescita professionale e artistica?
“Questo lavoro non si fa per scherzo. Si fa sul serio. Questi viaggi mi permettono di alzare il mio livello artistico e personale, migliorando la mia presenza scenica, la professionalità e la capacità di accogliere nuove idee. Essere messo alla prova mi stimola e mi dà una grande spinta affinché io possa migliorare la creatività anche in relazione al mio paese. Ho seguito un workshop che si intitola “Ritorno al fantastico” durante il quale una signora cinese è rimasta stupita e affascinata da come il teatro sia capace di tirar fuori parti di se stessi ancora inesplorate. Credo che il mondo abbia bisogno di più esperienze di questo tipo, capaci di aiutare soprattutto i giovani a superare determinate problematiche e difficoltà.”

Ritorneresti in Oriente?
“Sì, mi piacerebbe. Mi sono portato dietro il desiderio di continuare a sostenere i cinesi e di girare in Oriente in altri teatri come Shangai.”

Hai avuto modo di conoscere professionisti del posto?
“Sì, durante una cena con il direttore del festival, la direttrice artistica, i cantanti di opera cinese e un produttore cantante cinese. All’improvviso si è creata una fusione di etnie diverse che hanno avuto modo di fondersi in un mix di pezzi di opera cinese, francese e italiana.”

Progetti futuri?
“Solitamente in questo periodo mi preparo per partecipare al Castello di Limatola ma quest’anno ho deciso di dedicarmi a nuove esperienze. Il 15 dicembre sarò in scena a Berlino e a Natale a Sorrento. In inverno voglio essere più viaggiatore e libero. Quest’anno voglio tornare nella mia libertà però in un modo più antico e autentico possibile.”

Vuoi aggiungere altro?
“Tra novembre e dicembre sarò presente come ospite allo spettacolo di Maurizio Battista al Teatro Olimpico durante il Circo Americano, insieme a tanti altri artisti internazionali.“