L’8 luglio 1999 Dacia Maraini si aggiudicava il premio Strega con la raccolta di racconti intitolata Buio. Scrittrice, poetessa e autrice di teatro, con la sua scrittura ha, spesso, scardinato tutti i retaggi sociali e i lati più oscuri della storia, delineando le caratteristiche di donne che, all’interno di un quadro storico complesso, riescono a farsi strada affermando la loro indipendenza ma anche intraprendenza.
Nei suoi lunghi anni a Roma, il sodalizio con letterati e poeti come Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante e Alberto Moravia le ha concesso uno sguardo più ampio e completo verso il panorama letterario del tempo.
Tra i temi più ricorrenti delle sue opere è possibile rintracciare la riflessione sulla condizione e sul ruolo sociale della donna, l’importanza dell’infanzia e del riscatto, le prepotenze degli uomini, come emerge in L’età del malessere, Memorie di una ladra, Donne in guerra, Voci.
Interessata anche al mondo del teatro, ha diretto uno spettacolo tratto dal suo racconto sulla violenza delle donne, intitolato Passi affrettati.
Il suo stile chiaro, conciso e versatile le ha permesso di scendere a fondo nel retaggio sociale e culturale, consegnando ai posteri anche un’ampia riflessione circa la cultura della diversità e dell’inclusione. Lo sfondo storico, che permea molti dei suoi scritti, funge da base per la stesura di una storia in particolare, come quella de’ La ragazza di via Maqueda, in cui la vita dei protagonisti viene irrimediabilmente condizionata dagli effetti della seconda guerra mondiale, che porta con sé una nuova idea di famiglia e società.
In particolare, i dodici racconti di cui si compone la raccolta Buio fanno emergere uno sguardo accorato e attento della scrittrice sulle paure, sui dolori, sulle ansie e sui traumi di un’infanzia privata della sua spensieratezza e contrassegnata dal buio della violenza.