Il 27 maggio 1922 la rivista statunitense “Collier’s” pubblicava il libro “Il curioso caso di Benjamin Button” dello scrittore Francis Scott Fitzgerald, interprete dei cosiddetti “ruggenti anni Venti”. Esponente della corrente letteraria della “Lost Generation”, che riuniva alcuni scrittori statunitensi nati negli anni Novanta dell’Ottocento, Fitzgerald ha dedicato gran parte della sua vita alla scrittura di romanzi e di racconti – incentrati sui temi della giovinezza, della frustrazione, del disagio – per i quali molti registi hanno realizzato una trasposizione cinematografica come nel caso dell’opera “Tenera è la notte”.
“Il curioso caso di Benjamin Button” è la storia di un uomo, dall’aspetto anziano di un settantenne ma che rinasce a nuova vita, ringiovanendo con il passare del tempo, attraverso le varie fasi esistenziali che vanno dall’adolescente, allo studente universitario, al bambino.
Dopo anni di cure nascoste e di tentativi di celare il proprio reale aspetto, rendendolo più giovanile, il protagonista inizia il suo percorso di crescita e di trasformazione iscrivendosi all’università.
Tutta la storia si intreccia con alcuni eventi della guerra civile, in cui lo scrittore inserisce degli intermezzi sentimentali attraverso la conoscenza amorosa di Hildegarde Moncrief, la figlia di un generale e con la quale, di lì a poco, decidere di sposarsi.
Nel corso della sua vita, Benjamin attraversa un tunnel emotivo che lo porta ad esplorare, al contrario, i vari momenti della vita: gioventù, maturità e vecchiaia che viaggiano su binari diversi ma sono destinati ad incontrarsi e a donare nuova vita al protagonista.
L’ispirazione di questo itinerario di vita al contrario proviene dalle idee di Mark Twain; anche quest’opera è stata trasportata sul grande schermo, grazie al regista David Fincher che ne ha fatto un film, con protagonista Benjamin Button bambino, uscito nelle sale nel 2008 e candidato a ben tredici Oscar.