di Chiara Cristina Lattanzio

Giuseppe De Nittis nacque a Barletta il 25 febbraio 1846 e morì a Saint-Germain-en-Laye il 21 agosto 1884. Fu un pittore vicino al Verismo ed all’Impressionismo, bla bla bla…..
Queste cose possiamo leggerle ovunque.
Troppo abituati a studiare l’arte per date, qualche volta ci sfuggono le vite di uomini come noi.
Ci sfuggono storie di vite che si riversano su tele in immagini che parlano.
Quello che non si trova scritto ovunque è che De Nittis divenne adulto prima ancora di essere bambino, aveva circa tre anni, quando perse la madre e dieci anni quando il padre si suicidò appena uscito di prigione, arrestato per cause politiche.
Quello che non è sempre chiaro è che fu costretto a fuggire da Barletta per seguire il suo sogno che secondo il parere dei nonni e dei fratelli era una perdita di tempo.
Che l’Accademia delle Belle Arti che lo accolse a Napoli nel 1861, era troppo schematica per la sua indole di quindicenne indipendente.
De Nittis voleva dipingere i campi, i ponti, le vie… fuori dagli schemi, voleva osservare e riportare ciò che vedeva. Scelta molto particolare, sfida ai tempi che si imponevano con le prime fotografie a colori per sintesi additiva proposte da J. C. Maxwell.
Non poteva essere un accademico.
Non voleva dipingere gli schemi e così decise di essere il maestro di se stesso.
Nel suo Taccuino di ricordi, scriveva sempre:
“Sarò pittore! E me ne andavo vagabondando per le strade, procurandomi tele e colori come potevo mentre la mia educazione artistica si veniva formando da sola.”.
Non aveva pace quest’uomo di diciassette anni.
Partì anche da Napoli e giunse a Firenze dove strinse molte amicizie nell’ambito dei Macchiaioli, ma andò via anche da lì.
Viaggiò molto partendo da Barletta e passando per Napoli, Palermo, Roma, Firenze, Venezia, Torino, Parigi e Londra.
All’età di ventuno anni si trasferì a Parigi. Fu lì che trovò una nuova stabilità lavorativa, ma soprattutto personale.
La parigina Léontine Lucile Gruvelle divenne sua moglie, madre, sorella, compagna, amante, amica e confidente nel 1869. De Nittis aveva ventitré anni. Léontine influenzò profondamente tutta la sua vita e la sua produzione artistica.
De Nittis riscosse i suoi primi veri successi al Salon al Louvre del 1872 con la tela ‘Una strada da Brindisi a Barletta’ e nel 1874 con ‘ Che freddo!’ e con l’esposizione tenutasi nello studio fotografico Nadar che segna ufficialmente la nascita dell’Impressionismo.
Parigi divenne la sua città e rimase lì, anche se sul suo taccuino scriveva di voler andare via, fino alla sua morte per ictus cerebrale all’età di trentotto anni.

“A volte, felice, restavo sotto gli improvvisi acquazzoni. Perché, credetemi, l’atmosfera io la conosco bene; e l’ho dipinta tante volte. Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell’aria e del cielo nella loro intima natura. Oh, il cielo!
La natura, io le sono così vicino! L’amo! Quante gioie mi ha dato! Mi ha insegnato tutto: amore e generosità. Mi ha svelato la verità che si cela nel mito… Anteo che riprendeva vigore ogni volta che toccava la Terra, la grande Terra!
E con loro il cielo che io mi raffiguro i paesi ove sono vissuto: Napoli, Parigi, Londra.
Li ho amati tutti. Amo la vita, amo la natura.
Amo tutto ciò che ho dipinto.”.

Con che occhi vedremo da oggi in poi i suoi quadri? Come faremo a non vederci dentro un grido di voglia di pace e di famiglia? Come me faremo a non fissare i suoi occhi neri nel suo Autoritratto?
Chirtani nel suo necrologio scrisse, Il De Nittis pur rimanendo lontano dal modo drammatico di intendere il rapporto tra pittura e realtà proprio degli impressionisti, fu interprete fedelissimo e appassionato delle forme più svariate e cangianti della vita moderna.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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