Anton Pavlovič Čechov, nato il 29 gennaio 1860, si annovera tra i drammaturghi russi della storia del teatro russo – e non solo – del XIX secolo.
Le sue opere, pubblicate per l’editore Marks, sottolineano la vena semplice e teatrale con la quale riesce a penetrare nelle varie tematiche poi trasferite allo spettatore nelle mise en scene che si ergono a modelli di tutto il filone della drammaturgia teatrale del suo tempo.
Alcuni suoi racconti sono stati un punto di riferimento importante per il regista Konstantin Stanislavskij, per i suoi studi e approfondimenti circa la recitazione e il metodo più veritiero possibile nella promozione di un’interpretazione persuasiva e aderente agli stati d’animo reali e complessi dell’agire umano. Infatti, il teatro di Čechov è sempre stato finalizzato alla rappresentazione di tutte le sfaccettature dei personaggi portati in scena, che convergono con l’ampia gamma delle personalità riscontrabili nella vita quotidiana.
Tra le sue opere si ricordino “Il gabbiano”, “Zio Vanja”, “Tre sorelle” e “ll giardino dei ciliegi.”
In particolare, “Il Gabbiano”, uno dei suoi capolavori e allegoria della libertà, consta di quattro atti in cui il lettore e lo spettatore vengono inebriati dalla delicatezza del linguaggio teatrale adottato, pregno di riflessioni che spaziano dall’amore alla vita all’arte, oltre a una riflessione meta- teatrale.
Con le sue commedie, la poliedricità del suo registro altamente descrittivo, l’aderenza alle situazioni più drammatiche dell’esistenza umana e la capacità di scorgere un turbinio di luce anche negli aspetti più tragici, Čechov ha lasciato un’impronta indelebile nella scena teatrale russa e internazionale.